— Fra cinque o sei giorni potrò stare in piedi: disse a mo' di conclusione Barnaba, i cui occhi brillavano fieramente: potrò procedere io stesso all'arresto ed alla perquisizione di chi so io e dove so io.

Delle rivelazioni fattegli da Macobaro intorno alla cocca ed al suo capo, non aveva ancora voluto dir nulla al Commissario perchè a sè desiderava serbato l'onore e la soddisfazione dell'importante cattura.

Il signor Tofi si recò dal conte Barranchi, e fu dietro il colloquio avuto insieme che il generale domandò al marito di Candida quell'abboccamento che abbiamo detto.

Barranchi, quando Langosco fu da lui, non fece che ripetergli le parole che destramente gli aveva suggerito il Commissario e che da costui erano state combinate con Barnaba.

— Vengo a darvi un'altra prova, conte, del come la mia polizia si faccia: disse con importanza il generale. Noi sappiamo tutto! E sappiamo qualche cosa che vi riguarda, che forse non sapete nemmeno voi.

— Che cosa? domandò torbidamente il conte che da qualche giorno, per le buone ragioni che conosciamo, non era di umore nè ciarliero nè tollerante.

— Fra noi, amici da lungo tempo, della stessa classe, delle medesime idee, possiamo parlarci francamente, non è vero? D'altronde voi lo sapete che io non ci ho mai valuto niente nelle diplomaticherie. Sono un militare, tutto d'un pezzo, e basta. Ecco dunque di che si tratta. Vostra moglie si è lasciata abbindolare così da mettere la sua firma per avallo ad una cambiale del valore di 52 mila lire.

Il conte sussultò, ma non disse nulla.

— Chi le ha carpita questa firma, continuò Barranchi, forse voi potrete indovinarlo.....

— Lo indovino: interruppe con accento cupo Langosco, alle cui guancie saliva un lieve rossore. Ebbene? e con ciò?