— Sicurissimo.
— Allora diteci questo nome.
— Quercia.
Barnaba che pure si aspettava quel nome, che era sicuro non altro sarebbe uscito da quella bocca convulsa, tuttavia diede in una leggiera scossa e mandò una soffocata esclamazione: gli altri si guardarono in faccia e per un minuto secondo nessuno parlò; non s'udì che il rifiato grave del giacente e lo scricchiolar della penna del segretario che scriveva nel processo verbale incancellabilmente quel nome.
— Ma qual Quercia? susurrò poscia la voce fiacca di Barnaba; ve ne possono essere parecchi, conviene farglielo specificare.
E Nariccia, interrogato in proposito dal giudice, diede tutte le più precise informazioni che si desideravano.
— Signore, disse il giudice al Commissario, quando l'interrogatorio fu finito, della giornata di domani sarà spiccato un ordine di arresto contro quel tale, e sarà sua cura farlo eseguire.
Tofi chinò bruscamente il capo in segno affermativo.
— Sarà eseguito: diss'egli; e frattanto lo farò codiare dai miei agenti. So che col pretesto d'un viaggio di nozze e' si è già procurato un passaporto per l'estero; se appena un timore che si sospetti di lui gli entra nell'animo, può partirne improvviso. Al menomo cenno ch'egli faccia di abbandonar Torino, ordine o non ordine, lo agguantiamo.
— Signor Commissario, disse una voce tremante, quasi supplichevole, all'orecchia di Tofi, mi conceda il favore di affidare a me l'impresa di questa cattura... sotto la sua direzione s'intende.