Il Commissario guardò la faccia patita di Barnaba entro la quale gli occhi ardevano più febbrilmente che mai.

— Ve ne sentirete già capace?

— Oh sì! esclamò il poliziotto. La vedrà! E sarà questa una grazia che mi darà mezzo di rientrare nel favore dei superiori e nell'impiego.

— Va bene..... Di quello che avrete fatto e di quello che farete informerò chi si deve.

Frattanto il giacente, stanco e spossato dallo sforzo mentale che aveva dovuto fare per raccogliere le sue idee, da quello fisico stesso per ispiccar la parola colla sua lingua inretita, dalla passione che glie ne dava necessariamente all'animo il ricordare quei brutti, orribili momenti in cui aveva visto la morte incombere sul suo capo, l'aveva sentita piombare su di lui; Nariccia, dico, aveva chiuso gli occhi e sarebbe sembrato affatto un cadavere se non avesse rivelato in lui un resto di vita la respirazione tronca, affannosa e sibilante.

Quando dal silenzio fattosi intorno a lui, il misero capì che tutte quelle persone eransi partite, egli riaprì nuovamente gli occhi e guardò di qua e di là con una specie di terrore; dalla sua gola uscì una voce che pareva un rantolo e le labbra gli si agitarono con penoso sforzo.

L'infermiere, che era tornato presso di lui, si curvò sul letto con quella indifferente tranquillità che hanno per cotali spettacoli questa gente avvezza a veder soffrire e morire.

— Eh? che cosa la dice? domandò.

— Confessarmi, confessarmi: balbettò Nariccia.

— Ah! gli è vero; ma ora non posso lasciarla sola per andare in cerca d'un confessore: dimani mattina, appena mi si venga a sostituire, glie ne andrò a chiamar uno; Padre Bonaventura del Carmine, che è già venuto tante volte a prendere di sue notizie.