— Signore, disse poscia il signor Benda con voce tremante dal turbamento e dallo sdegno; si può almeno sapere a che titolo si voglia procedere all'arresto del dottor Quercia?
Barnaba rispose con feroce crudità:
— Perchè gli è un ladro, un falsario ed un assassino. È il capo di quella tremenda banda che chiamasi la cocca, ed è il soprannominato medichino.
Maria non ebbe pur la forza più di mandare un grido; appoggiata com'era alla spalla del padre si lasciò andare smarrita nelle braccia di lui, ed egli l'adagiò sopra il sofà, priva affatto di sensi.
L'occhio del poliziotto era caduto sulle polizze di banca francese che stavano sopra il tavolino.
— Ed ecco appunto, diss'egli, dei falsi biglietti di cui quell'associazione di malfattori aveva la fabbrica.
E li sequestrò. Diede ordine tosto s'inseguisse da ogni parte il fuggitivo.
— Oh! lo piglierò, diss'egli fra i denti, lo piglierò ad ogni modo.
Il padre e la madre di Maria erano intorno a lei desolati; i testimoni di quella scena non rinvenivano dall'attonitaggine in cui erano caduti, non sapevano che farsi nè che dirsi; alcuni, quelli che avevano meno perduto il cervello, eransi partiti di cheto.
Barnaba si affrettò ad andarsene. Scendendo trovò i poliziotti che aveva lasciati a guardia nel cortile, scornati, timorosi, mortificati; avevano levati di terra e posti sotto l'atrio i cadaveri dei loro due compagni stati uccisi dal medichino. L'agente della Polizia non fece loro il menomo rimprovero; solamente li guardò con un occhio che parve loro più severo d'ogni parola. Fu ad un giovinastro tarchiato e tozzo, dall'aria scema, che Barnaba diresse una rampogna.