Barnaba aveva chinato sulle pupille le ciglia, e volto il capo dall'altra parte.

— No: rispose freddamente. Non la conosco..... Ma mi offriste anche un milione non consentirei nemmeno a chiudere un occhio perchè voi poteste riacquistare la libertà.

— Va bene: disse con tutta indifferenza il medichino, lasciandosi ricadere lungo e disteso per terra: siete l'eroe della Polizia.

E non pronunziò più una parola.

— Scendiamo giù: disse Barnaba ai suoi uomini: due di voi rimangano qui; gli altri vengano meco. Credo che a quest'ora il Commissario avrà finito con quegli altri, e se no arriveremo appunto in suo aiuto.

E l'agente cogli arcieri, tolti i due che rimasero presso il medichino, sparirono nell'oscuro della scaletta che scendeva al corridoio sotterraneo.

CAPITOLO XXII.

Per l'arresto dei malfattori della cocca, tre squadre poliziesche eransi partite ad un tempo dal Palazzo Madama, la prima capitanata da Barnaba si era diretta alla casa Benda dove sapevasi doversi cogliere alla posta il capo della banda, e già abbiam visto quello che a questa squadra era intravvenuto; la seconda erasi recata all'abitazione ordinaria del cosidetto medichino sotto la guida di un altro agente che godeva ancor egli la speciale confidenza del signor Commissario, e colà aveva arrestato i servi del sedicente dottor Quercia ed in una minutissima perquisizione sequestrato tutte le carte che vi ci aveva trovate, cui l'agente doveva consegnare nelle mani medesime del signor Tofi: quest'ultimo poi, a capo della terza squadra, più numerosa delle altre e rinforzata dall'aiuto di una mezza dozzina di carabinieri, s'era assegnato il compito di penetrare nel covo sotterraneo e misterioso di quella tremenda associazione di assassini. Giunta a poca distanza dalla strada in cui s'apriva la taverna di Pelone, questa schiera si divise in due, e chetamente le due frazioni s'avviarono, l'una verso la bettola, l'altra verso la bottega di Baciccia.

Il bravo Pelone, che già da qualche giorno aveva inquietudini e di molte, restò di stucco al vedere aprirsi l'uscio a vetri della bottega e in mezzo al fumo denso delle pipe, delle vivande, dei lumi a olio, presentarsi la faccia del Commissario, faccia che ispirava apprensione a tutti e che in quel punto alla coscienza sporca di mastro Pelone fu spaventosa come la testa della Medusa nei poeti classici. Ad accrescere spavento questa faccia tremenda era incorniciata in un fondo di ceffi arcigni di guardie poliziesche e di cappelli a becchi di carabinieri. Al fondo dello stanzone, dal suo banco a cui sedeva secondo il solito, il tavernaio, facendo una splendida eccezione alla ordinaria lentezza di moti del suo lungo corpo dinoccolato, sorse di scatto sulle sue zattere di piedi, assalito da un parosismo maligno della sua tosse profonda e dal fondo delle occhiaie incavate girando attorno uno sguardo sgomento:

— Il Commissario in persona! si disse egli in fretta in fretta con un ansioso monologo mentale. Caspita! Gli è dunque qualche cattura importante che qui si vuol fare.