Carabinieri ed arcieri si posero tosto all'opera. Della maggior parte di quegl'individui non avevano pure da domandare il nome; chè erano antiche loro conoscenze e non nuovi inquilini della carcere. Tutti protestavano che gli era uno sbaglio, che erano innocenti come neonati, ma le proteste non indugiavano d'un punto il ratto procedere degli agenti della forza pubblica.
— Voi, Pelone, disse il signor Tofi con quel suo brusco accento, che gelava il sangue nelle vene a chiunque: venite meco di là in quello stanzino.
Il Commissario fe' cenno al brigadiere dei carabinieri, a quello degli sgherri e passò primo; Pelone entrò dopo di lui abbrancato ad un braccio dal caporale arciere, e le sue lunghe gambe gli si piegavano sotto: l'uscio a vetri colle tendine rosse fu chiuso dietro di loro.
— Pelone; cominciò il signor Tofi con quel tono che toglieva ogni volontà di resistenza; apriteci subito l'uscio segreto che c'è in quella impiallacciatura di legno, pel quale si comunica col sotterraneo ricovero della cocca.
L'oste sentì un brivido come mai l'uguale corrergli per tutte le vene e gli venne un nodo alla gola che, secondo si espresse egli medesimo di poi, gli parve una carezza della corda di mastro Impicca.
— Signor Commissario, balbettò egli, verde in viso e oscillando come briaco sulle sue pertiche di gambe, non so..... non capisco..... in parola di Pelone.....
Si ricordò che quel passaggio, per fortuna, ultimamente era stato murato, che quindi non lo si sarebbe rinvenuto, e povero di consiglio com'era in quel momento, preso alla sprovveduta, si figurò che il miglior mezzo era di negare risolutamente.
— Non so che cosa Vossignoria voglia dire..... che il diavolo mi porti.
Tofi lo guardò con aria feroce, e senz'aggiunger verbo andò a quel punto dove Barnaba gli aveva detto esistere il passaggio; toccò nel luogo dove, per le rivelazioni di Arom, sapevasi esistere la molla, ma nulla si mosse.
— Aprite, sarà meglio per voi: disse il Commissario furibondo a Pelone.