Zoe parve esitare un momento: guardò la contessa che si sarebbe detta svenuta, se non avesse avuto larghi e spaventati i suoi grandi occhi neri, guardò il conte che nascondeva il suo furore sotto il solito ghigno sardonico delle labbra sottili, ed alla moglie prestava tanta attenzione, come se non esistesse, e rispose con una insolente crollatina di spalle:

— La moglie o il marito fa il medesimo: fra loro se l'aggiusteranno come lor piace; in faccia al mondo è una causa sola ed un medesimo interesse.

Passarono nell'appartamento del conte. Questi, appena entrato nello stanzino che avrebbe potuto chiamarsi il suo studio, se mai fosse stato presumibile ch'egli studiasse, piantato a mezzo la stanza, fermò que' suoi occhi grifagni in volto alla cortigiana e le disse con accento in cui il disprezzo e la minaccia non erano temperati che da quel certo riguardo che la sua galanteria serbava pur sempre per qualunque giovin donna in qualsiasi grado e condiamone la fosse:

— Gli è dunque un ricatto, un chantage, quello che vieni ad esercitare qui da noi, la mia bella giovane?..... Bene! Non perdiamo tempo. Quanto ne vuoi di quelle lettere?

— La libertà di Luigi.

Langosco crollò le spalle con impazienza.

— Non dire e non farmi dire delle parole inutili. Due mila lire ti bastano?

Zoe tentennò il capo.

— Tre?... Cinque?... Otto mila lire, via.

— Nè anco venti... Le ripeto, signor conte, che voglio la libertà di Luigi. Non è per altro che son venuta.