Entrando in casa, Zoe apprese che vi era tuttavia Bancone; senza preoccuparsene il meno del mondo, ella condusse Maddalena nel suo elegante camerino da toelette, e chiuse là dentro le consegnò il pacco delle lettere della contessa di Staffarda.
— Ed ora dove pensi tu andarti a rimpiattare?
— Ci ho la mia camera; ma colà non oso riparare per paura ci vengano gli arcieri.
— Hai ragione. Bisogna assolutamente trovare altro ricovero. Aspetta un poco. Te lo procurerò io.
Passò di là nel salotto da pranzo, dove trovò il banchiere milionario, sbottonato il panciotto, disfatto il nodo della cravatta, arrovesciata la testa sulla spalliera della poltrona, russare con voce sonora, saporitamente addormentato.
La Leggera inzuppò nell'acqua l'angolo d'una servietta, e bagnò al dormiente la fronte e le tempia. Bancone si svegliò senza sussulto e, vistasi innanzi la bellezza sorridente della cortigiana, fece un beato sorriso ancor esso.
— Tò, m'ero addormentato... Tanto meglio! Così il tempo della tua assenza mi è passato più presto... Sognavo di te, sai, sognavo che tu mi facevi sul ventre i passi di danza che ballavi con tanta grazia sul dorso nudo del cavallo al galoppo... Sei stata lungo tempo fuor di casa?... Hai finito i tuoi misteriosi affari?... Sei tornata definitivamente e possiamo stare allegri insieme senza che nessun più venga a disturbarci?
— Quante domande! rispose Zoe con tutta la grazia seducente di cui era capace. Vi risponderò pregandovi di farmi un piacere... che sarà un piacere anche per voi.
— Che cosa? domandò Bancone stirandosi.
— Non ci avete mica nessun'abitatrice nel vostro appartamentino, dove, di nascosto dalla moglie, andate a fare delle orgie da scapolo, viziosone che siete?