Si allontanò sorreggendosi a suo padre, seguìta dagli sguardi e dagli ammicchi delle dame che le eran vicino; trasse il barone fino in un angolo di una sala in cui era minore la gente, e buttatasi sopra un divano, si fece sedervi presso il suo compagno.
— Che ho? diss'ella allora rispondendo alla domanda che le aveva fatta nel salone suo padre. Ho che sono la più sventurata donna del mondo e che vorrei esser morta.
Queste parole furono pronunciate con accento disperato e con voce piena di pianto; ma in quella, Candida vide parecchi sguardi fissi sopra di lei ad osservarla, ed ebbe la forza di piegar di nuovo i muscoli della sua faccia a quel sorriso che l'aveva stanca sino allora più che non qualsiasi fatica di corpo.
— Misericordia! esclamò il barone spaventato, giungendo le mani con atto d'infinito dolore.
Ma la figliuola, sempre con quella maschera di letizia sul volto, gli pose una mano sul braccio e gli disse sotto voce:
— Piano, frenati, abbi l'aria tranquilla e contenta. Qui dentro bisogna nasconder tutto e finger tutto. Sorridi come vedi sorrider me. Guarda come ci osservano con avida curiosità!
Il barone girò intorno lo sguardo stupito di uomo che non capisce, e ripetè la sua interrogazione:
— Ma che cosa dunque succede, in nome di Dio?
E la contessa, curvandosi sulla spalla di lui e parlandogli all'orecchio:
— Tu hai voluto farmi felice, padre mio; mi hai data la ricchezza; mi hai dato col marito un illustre blasone (sorrise amaramente nel dire queste ultime parole); ebbene tutto questo non basta. Non sai tu che di questi giorni ho invidiato la sorte di tutte le altre donne, ho desiderato cambiare la mia in quella d'una povera operaia?