Quasi in quel medesimo frattempo in cui la contessa parlava con suo padre, avevano luogo intorno alla cattura ed alla sorte di Quercia, due altri colloquii: uno fra il Re ed il marchese di Baldissero, l'altro fra il marito di Candida e il generale Barranchi.
Riferiamoli ambedue, cominciando da quest'ultimo.
— Avete qualche cosa da apprendermi, Langosco, intorno a quella vostra faccenda? cominciò il generale Barranchi, parlando piano e ritraendosi d'alquanto dalla folla circostante.
Il marito di Candida rise con quel suo legger ghigno da scettico di buona società.
— Oh oh! il capo della Polizia che ha bisogno d'informazioni da un semplice privato: diss'egli con tono forzatamente scherzoso. No, non ho nulla da apprendervi; perchè quello che vi ho da dire e che vi voglio dire, voi, gentiluomo qual siete, lo sapete prima e meglio di me: ed è che non si dovrebbe tollerare che il nome e l'onore d'una famiglia patrizia, sia alla merci d'un tristo qualunque il quale può colle sue parole comprometterla, e che quel nome e quell'onore vengano trascinati nel fango della pubblicità d'un processo. È una orribil cosa solo a pensarci.
— Voi avete ragione, rispose gravemente il generale con tutta la solennità della sua montura di parata il cui petto era una pleiade di costellazioni. Ma che cosa volete? Ci sono le leggi, c'è un codice....
Langosco fece un atto d'impazienza assai poco rispettoso per la maestà della patria legislazione.
— Bel guadagno di codice! Bel tesoro di leggi! esclamò, avvicinando però ancora più la bocca all'orecchio del suo uditore. Leggi rivoluzionarie che sanciscono l'uguaglianza nelle cose civili come nelle criminali fra il figliuolo del ministro e il figliuolo del portagerle. Sono un'assurdità. Quella di voler fare il legislatore liberale, il riformatore in preteso vantaggio del popolo, è una manìa di Carlo Alberto....
Queste parole erano pronunciate a voce tanto bassa che niun altro orecchio le poteva cogliere, fuor quello a cui erano susurrate, pur tuttavia il comandante de' carabinieri si guardò dintorno con qualche turbamento, e credette suo obbligo di servo fedele del Re e di cortigiano, protestare con un'esclamazione:
— Oh oh! non parlate a questo modo, conte. Il torto non vogliamo darglielo all'augusto Sovrano; ma se c'è qualche cosa da rimproverare, ascrivetelo a quella mano di avvocatuzzi e di legulei, onde pur troppo il buon re si lascia aggirare, tutta gente bacata dalle massime empie e sovversive della perfida rivoluzione francese.