— La vedo con piacere, marchese; disse il Re. Ho desiderio di parlarle.

Queste parole fecero intorno a S. M. un cerchio di spazio vuoto, i cortigiani indietrando tutti le loro persone ricurve alla distanza di due metri: entro questo cerchio stette il marchese in mossa dignitosamente rispettosa, aspettando le parole reali.

Il Re cominciò a domandare di quel giovane che egli credeva ancora figliuolo del Valpetrosa, da lui conosciuto ed apprezzato nel fatal tempo della cospirazione del 1821; ed apprese così dallo zio di Virginia e la scoperta dell'errore che aveva fatto ritener per tale quel trovatello, e la malattia sopravvenuta a quest'infelice.

— Tutto ciò è molto strano; disse il Re. Ed ora che conta Ella di fare riguardo quel giovane?

— La sua intelligenza e il suo carattere non sono mutati per questo; e siccome io l'aveva scelto a mio segretario prima di supporlo mio congiunto...

Carlo Alberto lo interruppe con un gentile sorriso d'approvazione.

— Così conta tenerselo anche adesso. Ha ragione. Ma ce lo disputeremo, marchese; e se quel giovane ha un merito reale, può dirsi che la sua fortuna è fatta. Casa di Savoia ha creati i Caissotti e i Bogini...

Tacque ad un tratto, e il suo sguardo vago e velato si diede ad errare intorno con certa esitanza. Pareva che la sua mente fosse passata improvviso ad altre idee, che volesse parlar d'altri argomenti, ma non trovasse di subito le parole. Il marchese stette silenzioso aspettando.

— A proposito di cose strane: disse poi dopo una breve pausa: sa, marchese, che me ne avviene una abbastanza curiosa? Ha inteso parlare dell'arresto di quella banda di malfattori e del suo capo, certo Quercia, che si spacciava per medico e viveva da elegante?

— Sì, Maestà.