— Ebbene, ricevetti una lettera anonima, la quale pretende che personaggi alto locati e di molto influsso nelle cose pubbliche intendono salvare quel cotale e mi prega a nome della giustizia di non voler permettere una simil cosa. Ne ho parlato col Ministro dell'interno e col Guardasigilli: ed ho inteso come sembri in verità che quel miserabile abbia avute intime relazioni con una signora di nobilissimo casato, e che in pubblico dibattimento possano venire a galla certe circostanze da suscitare scandalo gravissimo e recare disdoro soverchio ad una delle più antiche ed illustri famiglie del nostro Regno e delle più benemerite del nostro Trono. In tali emergenze alcuni penserebbero che ragioni di alta politica, dovrebbero far passar sopra allo stretto rigore della privata giustizia, e che quindi sarebbe opportuno impedire lo scandalo.....
S'interruppe ancora, come aveva fatto poco prima, quasi le parole gli fossero mancate; ma questa volta il suo sguardo stette fisso con una certa vivacità sulla nobile fisionomia del marchese. Questi era troppo diplomatico e d'ingegno troppo penetrativo per non comprendere subito che il Re desiderava sapere il suo parere in proposito, e non voleva in pari tempo esplicitamente domandarglielo; e siccome avvisò di presente, onesto e coscienzioso com'era, essere suo dovere esporre ciò che credeva il giusto ed il vero, senz'altro indugio rispose con un certo calore:
— Costoro, a mio debole parere, s'ingannano. Lasciamo il diritto costituendo, dove si potrebbe discutere, se in una monarchia come questa la nobiltà che più strettamente circonda e difende il trono, e deve accrescergli splendore, non s'abbia a guarentire di privilegi, ed anche nell'esercizio della giustizia non debba avere sostegno di giudici speciali, di procedure apposite ed eziandio di provvedimenti eccezionali. Ma innanzi all'attuale legislazione non è più permesso il dubbio. Le leggi emanate da V. M. vogliono che tutti sieno uguali: e le leggi quando ci sono bisogna osservarle, e tanto più chi è a capo dei popoli, se si vuole che i popoli medesimi le rispettino. In qualunque modo sia impegnata nel processo la nobil famiglia cui V. M. fece allusione, — ed io lo rimpiango profondamente — qualunque scandalo ne debba avvenire, io credo che bisogna assolutamente che giustizia si faccia.
Il Re aveva spenta la vivacità del suo sguardo, e stava in contegno attento, riflessivo, quasi melanconico. Stette un poco prima di parlare e poi disse sorridendo freddamente:
— Ella ha espresso precisamente la mia opinione. Godo di essere così bene d'accordo con Lei, di cui il senno, l'esperienza e lo zelo per la pubblica cosa dànno al parere tanto valore.
Fece di nuovo una piccola pausa, poi soggiunse con fermezza:
— Giustizia sarà fatta, e nessuno vi si potrà sottrarre.
Chi avesse detto al marchese di Baldissero che colle sue parole confermando in quella risoluzione lo spirito prima esitante del Re, egli condannava a salire sul patibolo il figliuolo di sua sorella! S'egli avesse saputo codesto, certo, per quanta passione ne avrebbe avuto, non sarebbe stato diverso il suo consiglio; ma sicuramente se avesse conosciuta la brutta verità, quella sera non si sarebbe recato a Corte, e probabilmente Gian-Luigi avrebbe potuto esser salvo. Ma il destino aveva voluto che Maurilio non avesse ancora potuto parlare.
Il Re, continuando il suo giro, vide il conte Barranchi, il quale, separatosi da Langosco, veniva accostandosi, pianeta o meglio satellite di Corte, al centro di attrazione. Ad un legger cenno fattogli da S. M., il generale s'affrettò ad accorrere e stare innanzi alla faccia pallida di Carlo Alberto, come il caporale che si presenta a ricevere un ordine dal capitano.
— Generale, gli disse il Re in modo che nessun altro potesse udire: ho una raccomandazione da farle.