Il domani, di buon mattino, il conte Langosco riceveva un invito di recarsi dal generale Barranchi, e andatovi sollecito gli venivano rimesse le lettere tanto desiderate. Il marito di Candida tornò frettoloso a casa, e si ridusse nel salottino di sua moglie, solo con lei. Chiusi ben bene gli usci, trasse fuori l'involto, e lo gettò con mossa piena di supremo disprezzo alla moglie.
— Guardate se le ci son tutte: disse con voce piena di fiera ironia.
La contessa sciolse l'involto con mani tremanti, ed un vivo rossore la colorì sino alla radice dei capelli.
— Ci sono? ripetè il marito, guardandola con occhi da far abbassare qualunque più audace pupilla.
— Sì: rispose fiocamente la misera.
— Bene! Che cosa volete farne?... Conservarle come un oggetto prezioso? Gettatele sul fuoco, madama, per Dio!
Candida allargò le mani e le lasciò cadere nel focolare.
— Ammirate la mia discrezione, madama, soggiunse il conte con ghigno insopportabile a vedersi, mentre guardava le fiamme consumare quei fogli. Non mi sono dato nemmeno il gusto di ammirare un solo di questi vostri periodi d'una prosa certo eloquentissima.
La donna curvò il capo e si tacque.
— Spero che la lezione vi basterà, continuava il conte, e che andrete più guardinga altra fiata nell'espansione letteraria de' vostri sentimenti.