Colla punta dello stivale ond'era stupendamente calzato il suo piede piccolo e sottile di forma aristocratica, spinse in là verso il fuoco un foglio che era caduto sulle ceneri.

— Le lettere sono state restituite da quella donna: disse con fievol voce la contessa, non osando levar gli occhi. È dunque riuscito a fuggire quell'..... infelice?

— Ah ah! E' vi sta bene a cuore tuttavia: esclamò Langosco scaldandosi le mani alla fiammata.

Non rispose altro; ma dopo un breve silenzio, smesso il ghigno e l'accento ironico, disse con piglio e voce severi:

— Per questo scorcio d'inverno, signora, vivremo qui, come per lo passato. Giunta appena la primavera, io avrò bisogno di fare un viaggio, poi nella state di prendere i bagni: e l'inverno venturo, se Dio mi dà tanta vita, conto andarlo passare a Parigi. Voi, al primo sbocciar delle foglie, andrete nel nostro castello, e di là — me vivo — non vi muoverete più..... Le ragioni d'interesse sono già belle ed aggiustate mercè quelle carte a cui voi non è molto metteste la vostra firma.

Candida non disse una parola, non fece un movimento. Il conte, poichè tutte consumate dal fuoco erano le carte, s'avviò lentamente all'uscio per partirsi; quando fu alla soglia, già colla mano alla gruccia della serratura, si volse e disse; con crudele freddezza:

— No, quell'assassino non ha potuto fuggire. Ei fu rimesso in carcere e sarà impiccato... Che è ciò che gli spetta per ogni verso.

Ed uscì.

Quel giorno medesimo in cui Barnaba, mercè l'attenta sua sorveglianza, capiva che il tentativo di fuga doveva farsi nella notte e riusciva a sventarlo; quel giorno per la prima volta Maurilio si levava a sedere sul suo letto, e smesso il parlare interrotto del delirio, e i moti scomposti, domandava di parlare al marchese, al quale aveva un'importante rivelazione da fare.

CAPITOLO XXVII.