Pensatevi qual rimanesse il marchese di Baldissero quando Maurilio gli ebbe rivelato che il possessore dell'altra metà di quella lettera che Nariccia aveva stracciato per servirsi a dare un contrassegno di riconoscimento dell'abbandonato figliuolo della contessina Aurora, era il giovane conosciuto in Torino sotto il nome di dottor Quercia; che quindi quest'esso era il fanciullo smarrito che le circostanze avevano fatto supporre un istante fosse egli stesso, Maurilio.
Il marchese ben sapeva ciò che ignorava l'infermo, tenuto segregato dal mondo fino allora, mercè il delirio, cioè l'arresto degli assassini della cocca e di Quercia come capo dei medesimi. Sperò che un errore eziandio fosse quello che facesse credere e dire al malato sì fatale novella; ricorse ad autorevoli informazioni sul conto del giovane arrestato e ne riportò la certezza della verità delle cose dettegli da Maurilio, ed ebbe tra mano anzi quello squarcio di carta che combaciava compiutamente col mezzo foglio trovato presso Nariccia e ne costituiva la lettera integrale: squarcio che insieme con tutte le altre carte era stato sequestrato presso Gian-Luigi.
In una perplessità straordinaria d'animo e di mente, il marchese non sapeva a che partito appigliarsi, e l'idea glie n'era venuta di aprirsi con Don Venanzio e consultare le ispirazioni di quell'anima santa di vecchio prete, quando egli medesimo, il buon parroco, fece domandare a S. E. il favore di un colloquio.
Egli era entrato nel palazzo già da un quarto d'ora ed era stato nella stanza del giovane infermo dove un vivace discorso aveva avuto luogo fra loro soli. Quella mattina la sua bella fisionomia piena di candore e di benevolenza era turbata da una pena, da una dolorosa mostra di contrarietà. La cagione si era ch'egli era stato testimonio d'un triste fatto che molto lo aveva amareggiato: ed ecco quale.
Già sappiamo come la povera Margherita, la vecchia nutrice di Gian-Luigi che lo amava più della pupilla degli occhi suoi, udito al villaggio l'arresto del suo diletto, e saputo che il parroco ne veniva in città chiamatovi dalla circostanza del male violento ond'era stato assalito Maurilio, aveva voluto ad ogni modo venirne alla capitale ancor essa, e qui la si era citata a comparire innanzi al giudice istruttore come testimonio e subirne gl'interrogatorii.
Questi parevano una gran cosa alla povera vecchia campagnuola, e presentandosi innanzi alla faccia burbera del giudice, la tremava tutta. Avrebbe tremato in ogni modo ed in ogni occasione; ma tremava tanto più ora che trattavasi della sorte del suo caro, e che a quest'esso poco tempo prima aveva dato promessa di fare quello che non aveva mai fatto in vita sua, quello che non avrebbe creduto mai di pur pensare di fare: dire il falso. Le varie circostanze della favola fattale imparare da Gian-Luigi le si ingarbugliavano nella testa con indicibile confusione; e fu assai peggio, quando il giudice le ebbe fatto prestare il solenne giuramento di dire la verità. La s'imbrogliò talmente, parlò con tanto tremore, la si lasciò tirare in tante contraddizioni che il giudice inquirente concepì su di lei i maggiori sospetti. Pure per quella prima volta essa la passò liscia ed uscì da quella stanza di tribunale più morta che viva, ma sciolta.
Ma frattanto avvenne che di tutte le informazioni prese d'altra parte sul conto dell'infanzia di Gian-Luigi nessuna concordasse con quelle della vecchia, la quale tutti asserivano essere andata a prendere all'ospizio il bambino senz'altro amminicolo. Ben poteva la donna aver tenute celate a tutti quelle circostanze che ora rivelava al tribunale intorno all'origine del fanciullo, ma era poco credibile che codesto avesse taciuto eziandio al suo parroco e confessore Don Venanzio, e questi aveva affermato saper nulla di nulla del romanzo raccontato dalla vecchia, ed anzi, interrogato se lo credesse possibile, aveva ingenuamente confessato di no, e che egli aveva la persuasione che il medico del villaggio non aveva mai avuto attinenza di sorta col bambino dell'ospizio, finchè vistolo intelligente e piacevole, quando grandicello, avevalo preso a ben volere e proteggere, che una fiaba credeva pure la novella della vistosa somma che il medico avrebbe ricevuto dall'incognita famiglia e passata a Gian-Luigi, il quale aveva avuto sì nell'eredità del medico un lascito ch'egli si era affrettato a consumare.
Aggiungasi che la Margherita, struggendosi dal desiderio di vedere il suo figliuolo, chiesto inutilmente di poterlo visitare, s'aggirava presso che tutto il giorno nei dintorni della carcere dove lo sapeva rinchiuso, guardando attentamente ogni finestra, ogni sbarra, ogni buco, ogni mattone della muraglia di quel cupo edificio, quasi sperando la faccia di lui le avesse da comparire ad ogni momento o qua o colà, o dovess'ella vedere una via di passaggio da giungere sino a lui, provando se non altro una certa dolcezza a guardare il luogo dov'egli si trovava, ad essergli così il più vicino che le fosse possibile. Ora Barnaba, che di persona e per mezzo di agenti fidati vigilava con tanta cura intorno al prigioniero, ebbe presto contezza di tali diportamenti di questa vecchia, e dell'esser suo, e quando avvenne il tentativo di fuga da lui mandato a vuoto, egli la denunziò al Tribunale come complice. Il giudice istruttore determinò assicurarsi di lei, confonderla come per ispergiura mercè un confronto con Don Venanzio, e procedere contro di lei per falsa testimonianza e per complicità nel tentativo d'evasione del medichino. E così avvenne che la mattina dopo la sventata fuga, mentre Don Venanzio riceveva invito di recarsi fra un'ora al Tribunale, la vecchia, senza tanti complimenti, era mandata a prendere e condurre in sala di custodia da due arcieri.
Il confronto con Don Venanzio fu per la misera donna il peggior tormento che avesse ancora provato mai. Mentire, e mentire innanzi al suo parroco!... Il suo aspetto, la sua voce, il contegno dicevano ch'ella si faceva uno sforzo a sostenere le menzogne precedentemente fatte. Se Gian-Luigi avesse potuto avere comunicazione con lei, ben le avrebbe risparmiato questa colpa e questo supplizio che a lui diventavano inutili. Egli s'era preparato quel mezzo di difesa soltanto contro i sospetti che cominciavano a sorgere sulle fonti ond'egli si procacciava denaro, e per illudere la famiglia Benda che avesse cercato informazioni fin nel villaggio dov'egli era stato allevato; ma ora in faccia all'evidenza delle prove dei suoi delitti, ond'egli era schiacciato, a che cosa serviva tutto questo? A un bel nulla; tanto che egli, l'accusato, non aveva detto pur una parola di ciò, e rinchiusosi in un assoluto silenzio, non aveva voluto rispondere pur una parola alle mossegli interrogazioni, per quante minaccie o lusinghe glie ne venisser fatte.
Ma la povera Margherita, che ne sapeva ella di tutto ciò? Aveva promesso al suo Giannino di dir così. Credeva salvarlo così facendo, e lo faceva anche colla paura, anche colla certezza di dannarsi l'anima per lo spergiuro.