— Questa casa è la sua! Soggiunse egli, interrompendo il suo primo discorso, e cambiando di tono: essa abita qui, a poca distanza da me, sotto il medesimo tetto; e la potrò vedere, e la vedrò tutti i giorni.
Schiuse le labbra ad un sorriso di beatitudine e corse alla finestra. Lì sotto era la strada cui egli aveva passeggiato tante volte, là in faccia era la cantonata, a cui tante volte s'era fermo a contemplare quel palazzo, dov'egli ora si trovava. La stanza assegnatagli era al secondo piano e Maurilio riconobbe con una strana sensazione che poteva dirsi di gioia, come la fosse quasi al di sopra di quella in cui aveva indovinato dormire Virginia.
Questo nome ripetè egli come se la invocasse.
— Virginia! Virginia!
All'udire la sua voce far suonare quella parola fra quelle pareti, si riscosse, tremò, si soffuse di rossore, si volse rattamente a guardar indietro e dintorno, come pauroso alcuno l'avesse potuto udire. Si rassicurò vedendosi compiutamente solo; non ci aveva altra compagnia, non s'udiva colà altro rumore che quello del foco che schioppettiva nel caminetto.
— La vedrò ogni giorno: ripetè quasi avesse bisogno di dirselo più volte, affine di credere egli medesimo; la vedrò oggi stesso, fra poco!...
Un legger colpo battuto all'uscio della sua stanza lo fece sussultare.
— Avanti: diss'egli volgendosi alla porta, curioso e quasi inquieto di vedere chi fosse.
S'apri un battente e comparve la faccia bonaria di Don Venanzio, più lieta, più sorridente, più benigna del solito.
— Cospetto! esclamò il buon vecchio, come sei bene alloggiato, e come vestito! Mi sembri un medico o un avvocato.