— Or bene: disse sommesso e quasi penosamente: or bene, quali intenzioni ha Ella a mio riguardo?
Baldissero non rispose subito; rifletteva profondamente e con visibile amarezza; con voce bassa e stentata egli pure, disse poi:
— Ora capite voi perchè m'importi sapere se voi siete innocente?
Quercia mandò un'esclamazione; volle parlare, ma di subito se ne trattenne; alla pallidezza successe sulle sue guancie un cupo rossore, l'immobilità tenuta fin allora diede luogo per riazione ad un'agitazione irrefrenabile; egli sorse e si mise ad andar su e giù con passo concitato, lasciandosi sfuggir dalle labbra interiezioni, rotti accenti e gridi a mala pena soffocati. La punizione crudelissima a' suoi delitti, di cui aveva fatto cenno Don Venanzio, era piombata in tutta la sua gravezza sull'anima ambiziosa di Gian-Luigi: quel grado a cui egli aspirava, quell'altezza a cui aveva voluto giungere erano suo diritto, li avrebbe potuto arrivare naturalmente ed onestamente; ed egli col suo fatto ora se li era resi impossibili... Impossibili? No, egli non voleva ammettere questa orrenda verità; egli non poteva rassegnarsi a questa troppo fiera condanna. Come! Gli Orti Esperidi della ricchezza e della potenza verrebbero ad aprirglisi ed egli sarebbe impotente ad entrarvi? Avere dinanzi le onorificenze, la grandezza e la gloria, e precipitare nell'ignominia!..... Doveva esserci un mezzo di salvarlo. La famiglia a cui egli apparteneva rappresentava la potenza sociale: e questa poteva creare a sua convenienza il giusto e l'ingiusto: la sua vita anteriore doveva cancellarsi, non esister più, non aver mai esistito. S'era trascinato miserabil bruco nel letame sociale: ora aveva da svegliarsi farfalla al sole della prosperità. Chi alla splendida bellezza della farfalla domanda conto della sua vile esistenza anteriore di verme? A questa sua riabilitazione l'autorità monarchica, la società, la natura medesima parevagli dovessero concorrere. Egli si sentiva rinnovato, risorto per una meravigliosa palingenesi in un essere degno della sua ventura: perchè gli altri non lo avrebbero voluto accettare come tale? Il miserabile trovatello, senza legami nel mondo, poteva essere condannato e giustiziato come un assassino, ma il nipote d'un ministro di Stato, d'un discendente degli eroi delle crociate, d'un consigliere, quasi d'un amico del Re, non doveva aver nulla di comune con quella sorte ignominiosa: sognava la trasmutazione dell'Ernani di Vittor Hugo, ieri bandito, oggi grande di Spagna.
Si fermò innanzi al marchese e ripetè con voce balzellante per èmpito d'emozione la sua prima richiesta:
— Or bene, quali sono ora le sue intenzioni a mio riguardo?... Io sono sangue suo; io sono sangue d'una delle più nobili prosapie del regno... Lo sento bene in me!... L'ho sempre pensato; l'ho sempre saputo! Vedrà zio mio che in me non è tralignata quella pianta.
(All'udirsi chiamare con quel titolo di parentela da tali labbra, il marchese di Baldissero diede in una leggera scossa).
— Il passato che importa? Continuava il giovane. Non esiste più, non ha mai esistito. Quella è la notte, ed ora mi si leva innanzi il giorno. Tutto sarà sepolto nel buio: io sorgerò raggiante nella mia nuova carriera di grandezza.... Signor marchese, glie lo giuro sulla sacra febbre della mia ambizione: io mi sento la potenza di soggiogare il mondo.
Don Venanzio gemette innanzi a quell'audace svelarsi d'un feroce egoismo: il marchese mandò un sospiro.
— Ma voi, disse quest'ultimo con solenne mestizia, non avete ancora risposto a quello che vi ho domandato. Siete voi innocente?