La cognata di Modestina non ci resse; sollevò i suoi occhi in cui in mezzo alle lagrime di commozione brillava la gioia di poter dare a quell'afflita madre un conforto: con una famigliarità che non s'era mai permesso e che ora pareva concederle la solennità del momento, ella afferrò le mani della marchesina e le strinse forte.

Aurora indovinò la buona risposta che stava per uscire dalle labbra tremolanti di quella donna; gittò un grido di giubilo e disse affannosamente:

— Ah! Mio figlio vive?

Eugenia non aveva che un monosillabo da pronunciare per dar la risposta; ma non lo potè profferire. Suonarono ad impedirglielo un passo e poi tosto una voce d'uomo.

— Ritiratevi Eugenia: disse questa voce: debbo parlare alla signora marchesa.

Le due donne si volsero in sussulto, Aurora contrariata, Eugenia esterrefatta; era loro dinanzi la faccia scialba, falsa ed antipatica di messer Nariccia.

— Che mi volete? domandò asciuttamente Aurora, appena Eugenia fu uscita della stanza.

— Esporle gli ordini che ho ricevuti or ora da S. E. il marchese suo padre.

— Quali sono?

— S. E., stomacata delle gazzarre rivoluzionarie che succedono in Piemonte, se n'è partito e trovasi a Modena: mi ordina di andarvelo a raggiungere.