L'intendente si fermò e stette in attitudine di chi aspetta gli ordini d'un suo superiore. La marchesina gli parlò con tutta la più soave dolcezza della sua voce.
— Voi non avete alcuna ragione di volere il mio male. Che cosa vi ho io fatto perchè abbiate da essermi nemico?
— Io sono il più fedele de' suoi servitori: rispose Nariccia colla sua più ipocrita sembianza.
— Ho una voce in cuore che mi dice mio figlio non essere morto.... Ah! io avrei per voi la maggiore riconoscenza del mondo, se voi foste così pietoso da restituirmelo.
Nariccia alzò dalla punta de' suoi scarponi lo sguardo de' suoi occhi birci, e lo fece guizzare un momento sulla faccia d'Aurora.
— Suo figlio? diss'egli poi colla voce flebile di chi con pena si decide a parlare di cosa altrui dolorosa. Perchè la vuole tornar sempre su questo per lei crudelissimo argomento? Oh! se io potessi restituirglielo! Che cosa non farei per ciò? Ma la terra non rende più la sua preda.
Aurora, dimentica un momento di quel suo riserbo di maniere con cui aveva sempre trattato Nariccia, lo prese ad un braccio e glie lo strinse forte.
— Mi giurate voi che il mio bambino è morto davvero? Me lo giurate sull'anima vostra?
Nariccia, che conosceva perfettamente la teoria gesuitica delle restrizioni mentali, rispose senza punto esitare:
— Glie lo giuro.