Volse uno sguardo verso i due confratelli della Misericordia, che fino dal principio del colloquio si erano ritratti il più lontano che si potesse, ed abbassò tuttavia la voce perchè neppure il suono di una parola giungesse sino a loro.
— Quel bambino cui Nariccia derubò dell'aver suo e volle smarrito fu quello che venne ad assassinarlo, spogliarlo e trarlo a morte...
Questa vicenda di casi era veramente così speciale che già n'era stato colpito, meditandovi sopra, l'assassino medesimo; nel rimettergliela ora innanzi la mente, fra' Bonaventura, che aveva di botto determinato giovarsi di quella circostanza per influire sull'animo del giovane, ridestò in costui tutta l'emozione, tutto il turbamento che già pensandovi da solo, egli ne aveva provato. Fece vivamente un atto colla mano come per dirgli, per imporgli tacesse, ed allontanatosi da lui, stette un istante immobile, muto, colla faccia nascosta nelle palme delle mani. Ma fu breve l'istante della sua commozione; la fiera natura non tardò a riagire in lui: rialzò la faccia in cui brillava da agghiacciare il sangue a chi lo mirasse in tutta la sua potenza malefica un sogghigno mefistofelico e disse con acre ironia:
— Io non sono dunque stato, a vostro senno, che lo stromento della Provvidenza, per punire la colpa di quell'....
Trattenne l'epiteto oltraggioso che stava per uscire dalle sue labbra a carico di quell'individuo da lui ucciso.
— Di quell'uomo: soggiunse ripigliando. Non c'è dunque imputabilità in me. E che s'immischia la giustizia umana a voler sindacare gli atti e gli stromenti di quella divina?... Se la voleva concedersi gusto di fare un processo, non è a me che lo doveva rivolgere, ma a Domineddio.
— Sì, rispose il gesuita, voi foste stromento della Provvidenza, come lo siamo tutti quanti siamo, effettuando ognuno il disegno di Dio; ma ciò non toglie che ciascuno debba portare la risponsabilità dei suoi atti.
— Signore, interruppe Gian-Luigi, queste le sono teorie filosofiche da spacciarsi ai babbei che adottano lo stupido assioma: credo quia absurdum. Se io nei miei fatti sono l'agente d'una volontà superiore che mi domina, non posso io essere accagionato di quel che faccio; non ho più la libertà del mio arbitrio, e senza questa libertà come aver merito o colpa?
Stimo troppo fastidioso pei miei lettori il riferir qui le ragioni addotte dal gesuita a difendere le grandi teorie dell'esistenza di Dio e dell'anima umana immortale, non che la guisa con cui esprime questi principii ne' suoi dogmi, nel suo culto e nella sua disciplina (tutte cose che si tengono) la religione cattolica. La sostanza fondamentale di tutti quegli argomenti era quella medesima che abbiamo visto nelle parole di Don Venanzio, allorchè ebbe luogo tra lui e Maurilio la discussione religiosa che fu riferita per sommi capi; con questa differenza però, che dalla parte del parroco di villaggio v'era maggior bonarietà e vi si sentiva più profonda convinzione e più sincerità di buona fede; in Padre Bonaventura erano invece maggior quantità di arzigogoli d'argomentazione scolastica da teologia di seminario, ed abbondosi quegli ornamenti (che nel discorso dell'umil prete mancavano affatto) dell'eloquenza gesuitica carezzevole, untuosa e sdolcinata.
Gian-Luigi oppose con acerbo disdegno tutte le difficoltà che suole affacciare il materialismo alle idee spiritualiste da Lucrezio in poi, rincalzate dall'aiuto potente che gli vennero a dare le scoperte della scienza moderna; ma il gesuita non solo condannava, sì ancora negava la scienza, non si contentava di cercare ai progressi positivi della medesima un'interpretazione che si potesse accordare coi principii da lui sostenuti, ma que' progressi contestava addirittura coll'ignoranza superba di chi nei quattro cujus della sua teologia vede racchiuso tutto lo scibile umano, e pretendeva disfare ogni argomento avversario, scombussolare la dialettica delle deduzioni oppostegli colla indiscutibile autorità della rivelazione. Que' due individui rappresentavano due estremi opposti dell'umana ragione uscita dalla strada normale della sua vera capacità; il gesuita era di quelli che la volevan trarre all'eccesso dell'abdicazione, Gian-Luigi apparteneva allo stuolo temerario di coloro che per troppo orgoglio della medesima, per volerla fare troppo assoluta sovrana sono costretti a degradarla sino alla compiuta dipendenza di lei dalla materia. Era impossibile che s'intendessero.