— Io sapeva già molto di lui e della sua vita: continuò questi con la medesima lentezza: ma non sapevo tutto..... Di un uomo qual era quel povero Nariccia (Dio gli voglia usare misericordia!) è impossibile saper mai tutti i segreti; ma in faccia al sepolcro, al momento di comparire innanzi al giudice eterno, anche le anime più nere e più false sentono la pressione della verità e provano il bisogno di riconoscere la giustizia divina.

Quercia protestò con un sorriso.

— Eh! esclamò egli. Ho conosciuto anch'io e per bene quello sciagurato. Era un impostore.....

— Innanzi alla morte ed alla paura della dannazione eterna non vi hanno più ipocrisie. Quell'uomo disse tutta la verità, così che io potei riparare ad un grave errore in cui per sua colpa stava per cadere un'illustre famiglia, adottando come suo membro un estraneo che non le apparteneva.

Il medichino non pensò neppure a dissimulare la sua meraviglia.

— Ah! siete voi che avete appreso al marchese la verità?... Voi dunque sapete tutto?

— Vi ho già detto che così era.

Padre Bonaventura non ebbe più dubbio nessuno sull'essere del giovane. S'e' non fosse stato lo smarrito fanciullo, come avrebb'egli avuto cognizione di codeste cose?

— Or bene: disse dopo una brevissima pausa il condannato: per qual motivo venite voi a ricordarmi codesto? Poichè siete così appuntino informato a tal riguardo, saprete pure che tutto ciò gli è, dev'essere come se non fosse stato mai, che quindi non se ne ha pur da discorrere.

— Vengo a ricordarvelo, disse il frate, appunto perchè nella sequela di questi avvenimenti riconosciate qualche cosa di più che l'opera del caso, la mano di quell'Essere supremo che tutto muove.