Padre Bonaventura tolse dalla coppa del suo cappello le sue mani bianche e grassotte, e le levò in alto inorridite. Allora pensò che non bisognava più indugiare a dar quel certo gran colpo che aveva meditato.

— Sapete una cosa, signor incredulo? diss'egli con maggior forza nell'accento: io son quello che assistè fino alla morte l'agonia del povero Nariccia, e ne udì l'ultima confessione.

La botta fu veramente efficace; le guancie già pallide del condannato impallidirono ancora; un tremito, tosto frenato, gli agitò le membra; negli occhi corse come uno sgomento; ma il vigoroso atleta si riebbe tosto; i muscoli della faccia si fermarono in una espressione di feroce impudenza, lo sguardo sfavillò d'una luce infernale.

— Ebbene? domandò egli freddamente. Che cosa ne volete inferire da ciò?

— Che in questo dovreste riconoscere la mano di quel Dio che negate, l'opera di quella Provvidenza cui bestemmiate.

Gian-Luigi crollò le spalle.

— Non ci vedo che il fatto naturalissimo di un caso volgare. È vostro mestiere udire confessioni ed assistere moribondi.

Il gesuita piantò in faccia al condannato i suoi occhi fissi, acuti, penetrativi.

— Gli è da lungo tempo che io conosceva messer Nariccia: diss'egli lentamente: fin dal tempo ch'egli era ragioniere del fu marchese di Baldissero, padre dell'attuale.

Il lieve movimento con cui si rivelarono l'interesse e la sorpresa di Gian-Luigi, non isfuggì allo sguardo attento del frate.