Gian-Luigi lo abbracciò strettamente.

— Non ci rivedremo dunque più: diss'egli con una emozione contenuta, ma quale non aveva forse avuta ancora per l'addietro: forse mai più!

— Con questo corpo, rispose Maurilio, sotto questa forma, di certo no.... La forma?... Chi può immaginare quella che vestiremo nelle esistenze avvenire; qual sia quella che corrisponde allo spirito nostro? Ma quanto a trovarci ancora nel mondo illimitato degli spiriti e nella infinitezza del tempo, ciò avverrà, lo spero, ne sono anzi sicuro, e forse fra non molto. (Sorrise mestamente, soggiungendo:) Picchio ancor io alla porta del sepolcro, e tu mi precederai di poco nel regno dei morti. Sta pur certo, che vi ci riconosceremo, e forse ci riconosceremo avvinti l'uno all'altro dalle memorie di chi sa quali vite anteriori in questo od in altri mondi; memorie che si ridesteranno al nostro spirito ora offuscato, al cadergli intorno della carne che gli fa velo.

— Tal sia di noi! esclamò Gian-Luigi, abbracciando un'altra volta Maurilio. Perchè mi sono io disgiunto da te nella vita? Le tue parole mi avrebbero salvo. In questi momenti che l'approssimarsi della morte fa solenni, vedo con più chiaro sguardo in me stesso; una gran qualità è mancata al complesso delle mie forze: quella dell'amore. Sento ora tutta la pochezza e l'impotenza dell'egoismo.... Sì; nel mio intimo c'è una energia che non si può consumare colla morte di questo corpo; bisogna che ci sieno altre vite in cui impiegarla e svolgerla, farla servire a qualche cosa, in cui riparare agli errori della presente. Avrò in esse la facoltà che qui mi è mancata; lo voglio, ed alla possa dell'intelletto, congiungerò l'intelletto d'amore. Ora vanne; addio! Ed a rivederci nell'eternità!

Si separarono con occhi asciutti e con un sorriso pieno di speranza sul labbro; Maurilio entrò nella cella in cui russava ancora Stracciaferro.

L'alba fatale non era lontana che di poche ore; ed un sacerdote che era accorso a confortare il condannato, volendo approfittare di quel po' di tempo che ancora rimaneva, svegliava il misero su cui così imminente incombeva la vendetta sociale. Stracciaferro girava intorno stupidamente il suo sguardo avvinazzato, e per prima cosa diceva:

— Da bere..... Quell'acquarzente era buonissima.... To' la caraffa è finita..... La era troppo piccolina..... Me se ne porti un'altra.

Il sacerdote incominciava le sue esortazioni religiose; ma l'assassino, guardatolo alquanto di quella guisa con cui un lupo preso in trappola deve guardare il cacciatore che lo viene a spacciare, lo interruppe con mal piglio.

— Che storia la mi viene a contare Lei? La sappia che a me non piace quella musica, e che non intendo di quell'orecchia..... Invece di tante fanfaluche, se la è un brav'uomo, mi faccia dar da bere.... Non mi occorre altro.

Avendo quell'altro voluto insistere, il condannato entrava in una specie di furor bestiale.