— Sono vostro figlio: ripetè il giovane: e vengo a voi guidato dallo spirito di mia madre.

Il miserabile crollò le spalle ed ebbe una ferina occhiata che annunziava prossimo uno scoppio d'ira.

— Figlio! disse. Che figlio d'Egitto?... Io non ho figli... Non mi rompere le tasche... Voglio da bere.

— Ricordatevi una notte tremenda a Milano..... la notte dei morti... Sono ventiquattro anni... Una povera madre vegliava sulla culla del suo bambino... Due uomini entrarono e fecero a strapparle il nato delle sue viscere... Ella volle difenderlo, e s'afferrò colla forza disperata d'una madre che non ha soccorso ad uno dei rapitori: e quell'uomo per liberarsene le piantò un coltello nel seno.

Gli occhi di Stracciaferro sbarrati avevano presa l'espressione del più alto spavento.

— Che sapete voi?... Che volete voi?... gridava egli: e pareva che l'ebbrezza, sotto l'azione del commovimento destato da quel ricordo, sparisse dal suo ottuso cervello.

— Quell'omicida eravate voi, e il bambino era vostro figlio.

— No, no, non è vero: urlò il condannato cui le chiome arruffate si drizzarono in capo. Chi ha parlato mai di ciò? Nel processo non se n'è trattato... Nessuno lo sa, nessuno l'ha da sapere. È forse Graffigna che mi ha tradito?... Io lo ammazzerò come egli ha ammazzato Macobaro... Sono già condannato a morte: che cosa mi si vuole di più?... Lasciatemi stare; lasciatemi stare; ch'io passi almeno in pace questi pochi momenti che mi rimangono. Datemi da bere, che il diavolo vi porti!...

Le nebbie dell'ebrietà tornavano ad invadere quella già mezzo estinta intelligenza; egli era ricaduto nel suo imbestiamento peggio di prima.

— Da bere! da bere! ripeteva coll'accento, collo sguardo, colla mossa d'uno scemo.