Maurilio lo scosse con una emozione che pareva di rabbia.
— Ma quel bambino che avete rubato, cui la povera madre ha difeso inutilmente a prezzo del suo sangue, quel bambino che avete venduto ed era vostro figlio — quel bambino sono io. — Io sono vostro figlio e vengo in queste vostre ore d'agonia a recarvi il mio perdono, il perdono di mia madre.
E il miserabile ormai dissensato del tutto:
— Figlio: balbettava con lingua grossa: non ho figli, io..... Non mi si venga a seccare..... Vo' da bere..... In confortatorio ci si deve dar tutto quello che domandiamo..... Io domando dell'acquavita..... Od almeno mi si lasci dormire... Ho un sonno che non posso tener gli occhi aperti... Ho una sete che mi divora la gola... Ah! se non avessi le braccia in queste maniche d'inferno, vorrei ben io mettervi alla ragione tutti.
— Io non v'abbandonerò, padre mio: disse con mestizia, ma con risoluzione Maurilio: è mia madre che mi ha mandato presso di voi; lo sento, lo so; non vi abbandonerò più fino all'ultimo fatale momento... Questo momento si appressa: e come ci siete voi preparato?... Dite, dite: non vi ricordate voi che qualcuno vi parlasse un giorno della vita futura, e di Dio?..... Di certo nella vostra infanzia ve ne ha parlato vostra madre, perchè voi non foste tolto all'amor suo... Oh richiamatevi alla memoria quegli anni. La madre vi ha fatto inginocchiare, stringer le mani e pronunziar parole che avevano una misteriosa virtù di confortarvi... Ricordatevi! Ricordatevi!... Quel qualche cosa che allora si rasserenava, si calmava, si consolava in voi, non era questo corpo che il cibo satolla ed il liquore assonna; quegli intimi, ineffabili diletti toccavano ben altra parte di voi che quella cui solletica il vizio... V'è alcun che in voi diverso da quelle membra dallo stravizzo intorpidite: questo che fu assopito in voi dalla sciagurata vita materiale, ma non è estinto, perchè non può estinguersi, perchè è immortale. Cercatelo in voi con uno sforzo di volontà e ce lo troverete, e potrete ridestarlo. È immortale, vi dico, è quello che chiamiamo l'anima; e che la distruzione del corpo non distrugge. Voi dovete morire... perchè lo sapete bene che dovete morire, non è vero?... non dimenticatelo... Dovete morire tra poco: ma dovete morire voi, uomo qual siete adesso, voi Michele Luponi, voi Stracciaferro; ma quella parte intima di voi non morrà... quella parte che si commoveva alle dolci parole materne, alle preghiere infantili,..... quella parte vivrà ancora, vivrà sempre, vivrà secondo la sorte di cui si è fatta degna.
Parlò a lungo in cosiffatta maniera; parlò della virtù del pentimento; parlò del riscatto possibile di ogni colpa coll'espiazione e colla volontà; cercò tutte le fibre del cuore umano per farne vibrar una in quello del condannato; si commosse fino alle lagrime, fino a quel trasporto onde pare che un'anima effonda il più intimo di sè nell'anima d'un altro; aspettò con quell'intensità di desiderio che è tanta da farci credere impossibile venga delusa, che un cenno, un cenno solo si manifestasse del ridestarsi dello spirito in quella massa di carne caduta al di sotto dell'umanità.
Stracciaferro aveva appoggiato un braccio all'inginocchiatoio presso cui stava seduto e sul braccio aveva reclinata la testa; poteva la sua mossa esser creduta quella d'un uomo cui le cose udite fanno profondamente meditare. Maurilio si chinò palpitante su di lui. Il miserabile, al suono delle parole di suo figlio, cui non aveva riconosciuto, cui non avrebbe riconosciuto, s'era riaddormentato. Anche questo massimo dolore era riserbato a Maurilio: percuotere su quel masso e non poterne sprigionare pur una scintilla della divina fiaccola; cercare in quella corrotta macerie d'uomo l'anima e non trovarla; e quello era suo padre! Provò uno spasimo così acuto che minore certo giudicò dover essere quello della morte; strinse le mani con atto convulso, torcendosi le dita da rompersele, e levò verso il cielo gli occhi ardenti di febbre con uno sguardo disperato che pareva un'accusa.
— Madre mia! Madre mia! Esclamò egli come un'invocazione, come un rimprovero, come uno sfogo.
— Da bere! ripetè l'ebbro, facendo un movimento per cui ebbe a destarsi.
Maurilio voleva parlare ancora; ma erano tornati nella cella e stavano sulla soglia i fratelli della misericordia, il sacerdote ed un uomo dalla faccia pallida e mesta che teneva in mano una corda a nodo scorsoio.