Il buon vecchio prete che nello sguardo e nella mossa del giovine vide soltanto una maraviglia, credette rispondere a quest'essa spiegando come andasse la cosa.
— Sì, continuò egli, ci siamo attesi tuttedue. Il marchese ha voluto ad ogni patto che fin tanto che io rimango a Torino, venga a farti compagnia... Se ti dico che con tutta la sua dignitosa fierezza è il migliore dei bravi uomini! Ha capito che ciò farebbe un immenso piacere a me e nel medesimo tempo gioverebbe a levar te di suggezione, ti sarebbe d'aiuto nell'affarti all'ambiente della casa... Dunque poc'anzi sono venuto, come egli me ne aveva detto, e discorso un poco insieme del più e del meno, vennero ad annunziare che se S. E. voleva si sarebbe servito in tavola per l'asciolvere. Il marchese mi disse: «Ella non ha ancora visto la camera del sig. Nulla?» — «No, signor marchese:» io gli risposi. «Ebbene se vuole andare a chiamarlo Ella medesima per l'asciolvere, avrà tempo a dargli un buon giorno ed un abbraccio: e così potrà interrogarlo se gli manca e se desideri alcuna cosa cui forse non oserebbe domandare al mastro di casa.» Ve' che bontà!... Io accettai l'incarico ed eccomi... Già son persuaso che non ti manca nulla.
— No certo.
— Dunque non c'è altro che discendere nella sala da pranzo.
— Andiamo: disse Maurilio il quale si sforzò a dominar la emozione che nacque subitamente e vivissima in lui.
Ma al punto di varcare la soglia di quella stanza dovette fermarsi e reggersi allo stipite, tanto il cuore gli batteva e glie ne tremavan le gambe.
— Coraggio! gli disse Don Venanzio che credette questa soltanto emozione di timidità; e' son tutti in fine uomini come siam noi, per quanti titoli abbiano al proprio nome.
Maurilio si fece forza e discese in compagnia del parroco. Quando entrarono nella sala da pranzo non c'erano ancora che due domestici in piccola livrea, immobili come statue presso un'alta credenza di legno d'ebano scolpita, nella quale brillavano nitidissimi cristalli, porcellane ed argenti, e il servo di confidenza del marchese, in abito nero e cravatta bianca, dritto dietro l'alta spalliera della seggiola su cui soleva sedere il capocasa.
Non tardarono a sopraggiungere il marchese che dava il braccio alla marchesa, e dietro essi Virginia. Maurilio sentì la presenza di lei, ma non osò alzare il capo nè gli occhi a guardarla: se ciò avesse fatto, avrebbe trovato così pallido il viso della fanciulla, così chiare in esso le traccie della insonnia e d'una pena morale che ne sarebbe stato più di commosso.
Don Venanzio fu amichevolmente salutato da tutti, anche dalla superba marchesa; la sua qualità di sacerdote gli valeva siffatta distinzione dalla fierezza aristocratica di quella donna, più per principio politico che non per devota osservanza al sacro di lui carattere. Virginia con un sorriso di tutta amorevolezza andò a porger la mano al vecchio prete dicendogli parole piene di grazia e di dolcezza.