— Sono persuaso che già li conosco, almeno i principali: rispose il signor Tofi; quanto al trovarne io traccie, questo pezzo d'abito signorile, che viene a confermarmi nell'idea essere fra loro e dei principali alcuni che vestono panni fini, questo servirà di prova accusatrice irrepugnabile, perchè si troverà senza fallo il sarto che ha cucito e trapunto queste lettere e saprà dirci per cui.
Affondò le due mani nelle grandi tasche del suo soprabito, appoggiò il suo mento quadrato sul duro cravattone e stette innanzi a S. E. nella mossa del soldato senz'armi in presenza del suo superiore.
Il marchese fece un allo di licenza e di saluto che significava non avergli più nulla da domandare, e badasse pure ai fatti suoi, e si mosse per uscire; ma Padre Bonaventura domandava in quella al medico che ancora non era dipartitosi dal fianco del giacente:
— Crede Ella che questo sventurato possa sopravvivere, o che almeno in lui la vita possa durare ancora alcun poco?
Il medico si strinse nelle spalle e rispose:
— Sopravvivere, no certo; sarebbe un vero miracolo, e non ci credo; ma però questo suo stato, e fors'anche con qualche miglioria potrebbe prolungarsi per alcuni giorni, come pure potrebbe avvenire fra pochi minuti eziandio la morte.
Messer Tofi, che non trascurava nulla, che per le cose del suo mestiere aveva una fortunata feracità d'idee, erasi andato a piantare in faccia al ferito, appiè del letto, e ne guardava con tanta intentività la faccia terrea e immota che pareva una maschera di creta, da far credere volesse co' suoi occhi penetrare entro quella testa e leggergli il segreto del delitto di cui era vittima nelle pieghe del cervello. Gli parve che alle parole del medico qualche cosa avvenisse in quell'occhietto appannato che guardava senza espressione dal fondo dell'occhiaia, una lieve modificazione si facesse, una specie di turbamento vi si manifestasse. Tofi s'abbrancò alla sbarra del letto e si curvò verso il giacente con un evidente interesse, guardandolo con più attenzione.
— Se così è, diceva fra' Bonaventura, continuando il suo colloquio col medico, sarebbe forse opportuno dire su questo infelice le orazioni dei moribondi.
— Sì, sì: esclamò vivamente il Commissario di Polizia; glie le dica, Reverendo. La carità le impone di non lasciar partire quest'anima poveretta senza i supremi conforti della religione.
Non era del tutto un trasporto di zelo cattolico che movesse il signor Tofi a parlare così: ma era il desiderio di assicurarsi meglio se quella sembianza d'emozione ch'egli aveva creduto di scorgere nel paralitico era vera, se l'anima racchiusa in quel cadavere aveva tuttavia coscienza di sè e delle cose circostanti e poteva in qualche pur lievissima guisa manifestare esteriormente le sue sensazioni.