—Perchè… perchè… questo non ti deve importare.
—Sì che m'importa. Da bravo, non farmi dei misteri… Possiamo già considerarci come marito e moglie… e non ci devono essere segreti tra di noi.
—Questo segreto, mia cara, non è mio, e non posso disporne… Ma mentre noi stiamo qui a discorrere, il tempo passa, ed è tanto di perduto. Suvvia, coraggio, Lisa, non farmi la femminetta; un minuto solo e ti raggiungo.
—No, no, insistette Lisa stringendo più forte il braccio di lui: non, istò qui, neppure per tutti i tesori del mondo… Lasciami accompagnarti.
—No, devo parlare a quel signore da solo a solo.
—Almeno fino alla porta… Là vicino alla casa, più vicino a te, non avrò più paura.
—Ebbene, sia, vieni fin là… ma non cercar d'entrare.
—No, starò fuori: ma se mai qualche cosa capitasse, che so io… potrei chiamarti… e se mai tu sarai lesto ad accorrere, non è vero?
—Sì, certo.
Giunsero al palazzotto. L'uscio era socchiuso. Per la finestra aperta di una stanza a terreno usciva nella notte un fascio di luce; traverso quella luce si vedeva andare e venire l'ombra del Lograve che passeggiava impaziente. Battista fece ancora a voce sommessa una raccomandazione alla Lisa, ed entrò. La stanza dove Emilio aspettava era subito lì a destra. Al passo del domestico Emilio si fermò e si volse verso di lui; era pallido, coi lineamenti contratti; aveva una profonda riga fra le sopracciglia e teneva le braccia serrate al petto.