Nel pomeriggio egli aveva detto al suo servitore che preparasse la valigia per una improvvisa partenza: egli sarebbe forse partito la notte o la mattina seguente, e avrebbe poi scritto dove il servo avrebbe dovuto raggiungerlo.
Rientrato in casa alle dieci, aveva domandato al domestico se i suoi ordini erano stati eseguiti, al che il servo avendo risposto affermativamente, egli lo mandò a dormire, e rimase solo nella stanza a terreno.
Sedette a tavolino e scrisse la lettera seguente:
«Ad Alberto Nori,
«C'è un uomo sulla terra, al quale io vo debitore delle più fiere angoscie: e quell'uomo sei tu.
«Mi hai rapito ogni bene: mi hai insultato colla tua felicità. Sono anni che aspetto la mia vendetta; e ora la stringo in pugno e me ne appago.
«Alla coppa d'amore di cui ti sei inebriato, ho voluto bere ancor io, e ti lascio la coppa contaminata.
«Vado in Isvizzera e vi ti attendo, se la rabbia e la vergogna ti daranno tanto coraggio da venirci.»
«LOGRAVE.»
Ripigliò il foglio, lo suggellò e se lo mise in tasca.