—Matilde! disse Emilio con voce sommessa e per quanto potè soave. Non ispaventarti… Sono io.
La giovane donna si fermò.
—Tu Emilio!… A quest'ora?… E come entrato? Che vuoi?
Le venne subito il sospetto del vero, e con questo sospetto un'ira che le accrebbe il coraggio. Le pareva che un tristo simile, sarebbe bastato ad annientarlo il suo disprezzo. Lo guardava con aria di sicurezza e di sfida, e quello sguardo, nella penombra, luceva stranamente.
Quello sguardo irritò ancora, se pure ne fosse bisogno, i feroci propositi di quello scellerato.
—Che cosa voglio? egli rispose. Te lo dico subito… Ma siccome non è cosa che si possa sbrigare in poche parole, se non ti dispiace, accenderò un lume, perchè possiamo vederci meglio in viso… e sederemo sul sofà per discorrere più comodamente.
Sul piano marmoreo del camino stavano due candelabri con quattro candele ciascuno. Emilio le accese tutte, poi si volse di nuovo a Matilde. Questa si teneva stretta al seno la vestaglia colle braccia incrociate ed aveva nel contegno, come in quello sguardo che già era balenato nell'ombra agli occhî d'Emilio, una fierezza sprezzante e indignata.
Era bellissima. La veste lasciava scoperta la base del collo, modellata a perfezione, da cui con tanta grazia si ergeva quella testolina leggiadra e ne appariva un poco del candore quasi abbagliante del petto; le braccia tornite, degne d'una statua greca, uscivano dalle maniche larghe, ricadenti; tutta la venustà della ben formata persona si scorgeva sotto le pieghe di quella veste che l'avvolgeva.
—Dove hai tu presa l'audacia d'introdurti in questo modo, a quest'ora, fin qui? diss'ella severamente.
—Dove l'ho presa? egli proruppe. Nel mio amore, che non solo è sempre vivo, ma è più forte che mai.