Ella, smarrita, spaventata, si diede a fuggire per la stanza; ed egli a rincorrerla coll'accanimento d'un segugio dietro la preda.
A un tratto l'idea venne a Matilde di salvarsi per la finestra.
Avesse anche dovuto uccidersi cadendo, si sarebbe ad ogni modo sottratta a quello scellerato. Corse, vi giunse; ma le invetrate erano chiuse; la sua mano, per l'agitazione, tremolante; e quando appena era riuscita ad aprire i vetri, il suo persecutore le fu sopra, e l'abbrancò alle spalle.
O Dio! la finestra! diss'egli con feroce scherno. Che vecchiume! Roba da romanzo di cinquant'anni fa… Via, via, non far pazzìe… Conserva una madre ai tuoi figli… e fa felice, almeno per un'ora, un uomo che fin da bambino ti adora.
Ella si voltò in una specie di parossismo di rabbia, che aveva vinta la paura.
—Lasciami! lasciami! gridò, e gli cacciò le mani nella faccia con tutta la sua forza, raddoppiata dal furore.
Emilio non potè trattenere un'esclamazione di dolore.
—Ah, maledetta!… Tu hai la bellezza d'un angelo, ma gli artigli d'un demonio… Angelo o demonio, io ti soggiogherò.
Successe una ignobile lotta: la povera donna si difese con tutta l'energìa di cui era capace; ma la stanchezza sopravvenne, l'emozione la vinse, il terrore l'invase: a un punto si sentì mancare ogni vigore, si sentì perduta. Mandò un grido acuto, quasi supremo appello di soccorso, e mezzo svenuta s'accasciò fra le braccia del suo nemico.
Egli, con un ghigno di trionfo, la trascinava verso l'alcova.