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Alberto e Cesare facevano galoppare senza interruzione a forza di frustate il cavallo giù per la strada deserta, presi ambedue da un'ansietà angosciosa e da una pungente paura, che s'accresceva ad ogni momento. In tre quarti d'ora giunsero al punto in cui dall'alto d'un poggetto vedevasi la villa: li sgomentò maggiormente, nella facciata scura, la finestra della camera coniugale vivamente illuminata. Poi videro di quella finestra aprirsi le invetrate, e due ombre, che non potevano discernere bene, agitarsi in quel quadro: una di esse Alberto era sicuro che fosse sua moglie. Nuove frustate fecero ancora più precipitare la corsa del cavallo…
Erano a pochi passi, quando udirono suonare in quella quieta aria della notte il supremo grido disperato di Matilde.
Alberto si precipitò dal biroccino. Cesare ne seguì l'esempio, abbandonando a sè il cavallo; corsero ambedue alla casa. Con mano convulsa il marito di Matilde aprì l'uscio di cui aveva seco la chiave, e su per le scale, in due salti fu alla soglia della camera da letto. Entrando vide in un batter d'occhio lo suocero disteso sul sofà come morto, e un uomo che trascinava il corpo inerte di Matilde. Colla rapidità della folgore, disarmato com'era, ma col coraggio e le forze raddoppiate dal furore, egli si slanciò su quell'uomo, lo afferrò al collo, poco mancò lo strozzasse, e lo avrebbe strozzato, se le braccia di Emilio abbandonando Matilde, questa non fosse caduta a terra. Ma essa aveva riconosciuto il marito, e un grido di gioja le uscì in quella dalle labbra col nome del suo salvatore.
—Alberto!
Questi lasciò il collo di Emilio, il quale invano tentava con mani convulse liberarsi da quella stretta; poi, dato un potente pugno sul capo al creduto assassino, Alberto si affrettò a sollevare la moglie.
Emilio, già vacillante per la soffocazione, da quel colpo sulle tempie fu mandato a rotolare tre passi in là sul pavimento.
Matilde, tornata in sè, gettate le braccia al collo del marito, si sentiva a rinascere, piangeva, rideva, non sapeva esprimere i suoi sentimenti che ripetendo quel caro nome:
—Alberto! Alberto!
Emilio, sbalordito, stette un momento immobile per terra: poi cominciò a sollevarsi del tronco, puntando una mano sullo spazzo. Innanzi a lui i due sposi abbracciati teneramente si baciavano.