—Egli è capace di provocarmi in modo da farmi spregevole in faccia alla gente…

—Quando la gente sappia…

—Oh no, per Dio!… La gente non ha da saper nulla. Tutto questo deve rimaner sepolto fra di noi. Lo voglio ad ogni modo… E di resistere alle sue provocazioni no, non me ne sento la virtù. Per quanto ti promettessi, sotto un suo insulto, giuro al cielo! il sangue mi bollirebbe nelle vene… e… e forse mi perderesti tu stessa la stima, se così non fosse.

Matilde si attaccò ad una lieve speranza che le parve si presentasse…

—Or bene, sia… Provocato ancora… capisco… ma se egli non facesse più un passo, se invece si allontanasse…

—È impossibile…

—Chi sa!… Io pregherò tanto il buon Dio… Se ciò fosse, promettimi che tu non cercherai altrimenti di lui… Oh, promettimelo, per l'amore che ti porto, pel nostro tanto amore… per l'amore de' tuoi figli…

Alberto, commosso, spaventato sopratutto dagli accessi di convulsioni e dagli svenimenti che seguivano gli scongiuri respinti della povera donna, finì per cedere e promettere.

Era giunta l'alba: il vecchio Danzàno, trasportato sul suo letto dal figliuolo e dal genero, continuava nel suo letargo; tutte quelle ore passate di spasimo avevano affaticato all'estremo Matilde; la promessa strappata finalmente al marito era riuscita da ultimo a quietarne alquanto l'animo.

Ella non sapeva come; la sua mente confusa e il cervello stanco non potevano per allora suggerirgliene un modo, ma in nube aveva l'intima speranza che essa avrebbe potuto ottenere l'intento: Emilio s'allontanasse, e tutto fra lui ed Alberto fosse finito. Ai primi raggi del giorno, ella s'addormentò.