Il marito la guardava con profondo intenerimento nell'anima e le lagrime negli occhî.
—Povera donna! egli pensava. Potesse almeno dormire finchè io le ritorni sano e salvo!… Ma ritornerò io?… più facilmente no!
Un grande scoraggiamento lo invase, una gran debolezza gli occupò il cuore. Solo con sè stesso, in presenza di quell'amata donna che dormiva, presso a' suoi figli, che dormivano ignari del pericolo che incombeva sulla famiglia, tutto il suo solito coraggio svanì; egli ebbe paura.
Poi tosto un nuovo e maggiore sdegno venne a risollevarne l'animo.
—Ma è possibile, è permesso che uno scellerato riesca a turbare la quiete, a minacciare l'esistenza d'un'onesta famiglia, e che la vita d'un marito, d'un padre, la sorte e l'avvenire di innocenti creature abbiano ad essere in balìa d'un mascalzone qualunque? Dove sarebbe la giustizia di Dio?
L'occhio suo si posò più intensamente affettuoso sul dolce viso della moglie addormentata. Ogni traccia d'inquietudine era passata da quei leggiadri lineamenti, e un lieve sorriso aleggiava sulle labbra semiaperte.
—Sarà meglio, disse Alberto a sè stesso, che io m'allontani mentre essa dorme. Al suo risveglio nuove lagrime, nuove preghiere a trattenermi, commuovermi, indebolirmi. Andiamo.
In quella, Cesare cautamente mise il capo dentro dell'uscio. Alberto gli fe' cenno di non inoltrarsi, e s'affrettò a raggiungere il cognato nell'altra stanza.
—Che cosa c'è? gli domandò.
E Cesare gli porse un bigliettino, che disse essergli stato rimesso allor allora dal servo del Lograve.