—Che cosa avete da dirmi? domandò asciuttamente Emilio ritto presso la tavola su cui erano il foglio scritto poc'anzi e le armi.
—Che Alberto accetta qualunque condizione, rispose Cesare, per quanto grave essa sia, purchè non a svantaggio d'uno degli avversarî.
—Va bene. Ci batteremo subito.
—È appunto l'intenzione di mio cognato. E anzi questi è già andato ad aspettare presso il pilone di San Giacomo.
—Benissimo: il luogo è adattissimo e ci batteremo colà. Sentite! Perchè le armi sieno uguali, voi sceglierete fra tutte queste, che sono compagne, quella che vi parrà la migliore, e la porterete a… al vostro primo. Armato ciascuno di una di queste rivoltelle a sei colpi, ci metteremo, lui al pilone, io al ponte del torrente. Di là, a un segnale che darete voi, ci cammineremo incontro colla facoltà di sparare i nostri sei colpi quando e come ci piacerà, e di avanzarci tanto che, se nessuno cade, arriviamo a metterci la canna al petto e sparare a bruciapelo. Se uno dei due, soggiunse col suo selvaggio sogghigno, potrà tornare a casa co' suoi piedi sarà stato ben fortunato… Vi va?
Cesare, perplesso, confuso, con un grande turbamento nell'animo e nel cervello, stette lì, senza sapere che rispondere. Egli non era abbastanza esperto, e non aveva bastante freddezza di mente per vedere come un gran vantaggio vi fosse per Emilio in quei patti. La distanza in cui si dovevano porre i duellanti era fuori del tiro delle rivoltelle, camminando l'uno verso l'altro gli avversarî sarebbero entrati poi nel campo del tiro; ora Emilio, dall'occhio praticissimo a misurare le distanze, appena Alberto sarebbesi trovato al punto da poter essere colpito, mercè la sua sicurezza di mira, l'avrebbe fulminato; mentre Alberto, se avesse pure voluto sparar prima, non avrebbe fatto che sciupare il suo colpo.
—E voi? riprese Emilio, dopo avere aspettato un minuto. Avete pur detto che… colui avrebbe accettato ogni condizione!
—Sì, è vero, balbettò Cesare, ma…
E l'altro, senza lasciarlo continuare:
—Non avremo altro testimonio che voi. Credo che piaccia anche al vostro rappresentato che non ci ficchino il naso persone estranee. E siccome, se mai uno di noi n'esce salvo, può avere delle noje dalla giustizia, io ho pensato di redigere questa dichiarazione, cui ciascuno di noi si metterà in tasca, e che salverà da ogni fastidio il superstite. Sentite!