E lesse:
«Per motivi miei particolari, che saranno sempre un segreto per tutti, e che prego tutti di non volere investigare, io mi trovo spinto a uscire di questa vita. Dichiaro che nessuno deve incolparsi della mia morte, e prego di perdonarmi coloro a cui questa sarà un dolore.»
—Il signor Nori scriverà questa dichiarazione tale e quale, ci metterà la data colla sua firma, come ho fatto io, e la terrà in tasca al pari di me. Il cadavere di colui che cadrà sarà lasciato lì sul posto, e quando sarà raccolto presso la giustizia questo scritto farà il suo effetto.
Cesare stette un po' a pensarci, penosamente imbarazzato.
—E se ci rimanete tutt'e due?… disse poi.
—Eh, allora, rispose Emilio col suo solito sogghigno, tu che sarai il solo superstite cercherai il modo d'aggiustarla, e il fisco non potrà d'altronde molestare nessuno dei due.
Cesare scosse tristamente il capo.
—A una cosa simile non si è affatto pensato, e io non so se Alberto sia disposto ad acconsentire. Bisogna assolutamente ch'io gliene parli.
Emilio crollò impazientemente le spalle.
—O mio Dio! che scrupoli fuor di luogo. Il signor Nori dev'essere contento ancor egli di cosa che lo mette al sicuro da una responsabilità piuttosto grave… Ma sia come volete… Per non perder troppo tempo, facciamo così: portate la dichiarazione al signor Nori; s'egli non affaccia nessuna difficoltà, la ricopia, la firma, e se la ritiene. Se rifiuta, voi verrete subito a dirmelo, e io allora lo inviterò a passare la frontiera ed andarci ad ammazzare in Isvizzera. Sono le sei: aspetterò fino alle sei e mezza: se non siete venuto, vuol dire che mi aspettate senz'altro al luogo del convegno, e io mi vi recherò sollecitamente.