—Va bene, rispose, accennando ad avviarsi Cesare, il quale non vedeva l'ora di esserne fuori.

—E non prendete copia della dichiarazione?

—Ah! è vero.

Cesare sedette al tavolino per iscrivere; ma la mano gli tremava talmente che le parole gli riuscivano sgorbi poco intelligibili.

—Aspettate che ve la scrivo io più in fretta, disse Emilio, ghignando a suo modo.

E in due minuti, con mano ferma egli ebbe scritto quelle righe, che consegnò a Cesare.

—E intanto, soggiunse, potete prendere l'arma pel vostro mandante.

Il cognato d'Alberto ne esaminò due o tre, tanto per avere l'aria di fare una scelta; poi ne prese una che si mise in tasca.

—Ricordatevi! gli gridò Emilio, mentre Cesare stava per varcare la soglia. Se non siete tornato prima, io alle sei e mezza sarò al ponte; il signor Nori dovrà trovarsi al pilone. Scorretto chi ritarda; vile chi manca! A rivederci.

E volgendo le spalle a Cesare che partiva, egli rientrò nel salotto.