—Cara suora, ha ella bisogno di qualche cosa? domandò Marianna facendo meglio che poteva la voce dolce e insinuante.
—No, grazie, rispose la monaca senza pure voltare il capo. Starò qui a pregare finchè venga la mia compagna a surrogarmi.
—Benissimo… Le sue preghiere sono una carità fiorita per questa povera anima… Pregherei anch'io molto volentieri qui con lei… ma sono stanca… Ho vegliato parecchie notti… e per me le emozioni mi accasciano. Vado a gettarmi sul letto… Oh, non dormirò… pregherò anch'io… ma proprio non posso più star su.
La monaca, colla fronte serrata fra le mani, seguitava a pregare senza dar retta alle parole di Marianna.
Questa non aggiunse altro e scivolò fuori della camera senza rumore; dieci minuti dopo, essa dormiva sodo, come chi ha l'anima soddisfatta e tranquilla.
III.
—Morta! ripetè Lorenzo fuggendo cogli occhietti grigi e maligni lo sguardo dritto, levato della suora di carità.
—Da due ore… La vuol vedere?…
E senza aspettare risposta, la monaca sollevò uno dei candelieri, tirò in là una delle cortine e fece cadere la luce gialla dalla candela sul volto della morta.
Una gran placidezza s'era diffusa su quel volto fattosi del colore del vecchio avorio; ne spirava quel non so che di solenne e di sacro, che dà ai lineamenti umani la morte.