Marianna fece vedere fra i battenti dell'uscio la sua faccia rubiconda.

—Finito? domandò.

—Sì! rispose la monaca, la quale con mano pietosa subito richiuse alla morta gli occhî e le labbra, ne adagiò il capo sui guanciali, congiunse le mani sopra le coltri e pose fra esse un crocifisso mormorando preghiere.

Marianna s'avanzò lentamente, quasi riguardosa verso la morta; la contemplò un istante con uno sguardo di espressione difficile a definirsi, ma non certo di dolore; e poi disse freddamente:

—Ha terminato di patire… Già, non ha mai goduto di florida salute… Non avrebbero dovuto maritarla… E neppure suo figlio non credo che possa vivere…

—Sarà quel che Dio vorrà, interruppe asciuttamente la monaca.

—Oh! ella ha ragione, cara suora! esclamò con accento di untuosa devozione Marianna. Dio sa meglio di noi quel che ha da fare. Dà e toglie la vita, e bisogna rassegnarsi a' suoi santi voleri.

Cambiò tono ad un tratto per dire con ostentata indignazione:

—Ma quel sor Lorenzo è proprio imperdonabile… Non essere neppur venuto a darle un ultimo addio.

La monaca non disse nulla: dispose appiè del letto il tavolino col crocifisso e le candele, accostò l'inginocchiatojo e si mise a pregare.