—Oh guarda! esclamò la fanciulla sorridendo: dal collegio dov'eri tu ce n'escono degli imbecilli?

Emilio si morse le labbra.

—Già! disse poi con un sogghigno da itterico: giudicando da me non l'avresti creduto… Quello là poi era inoltre un prepotente villano, che abusava della sua forza manesca per imporsi ai compagni.

—Ah sì? disse la ragazza con intenzione e guardando bene in faccia il cugino. Allora ei non era mica un imbecille, ma un tristo che, abusando d'una sua superiorità per fare prepotenze, commetteva una cattiva azione.

Emilio non disse più nulla; e dopo un poco scese in platea. Quell'altro aveva pur riconosciuto l'antico condiscepolo, e appena questi comparve sulla porta, gli fu accosto sollecito, chiamandolo per nome.

—Lograve!

Emilio lo guardò freddo.

—Signore?

—Non mi riconosci? Sono Nori… Sai bene. Laggiù al collegio…
Alberto Nori… Ero due corsi più innanzi di te.

—Ah! Nori?… Sì, mi ricordo, rispose colla medesima freddezza
Emilio. Ci frequentavamo poco…