—Sì, rispose Emilio, a cui la emozione rendeva più pallide le guancie, tremanti le labbra, incerti lo sguardo e la voce. Sì, io sarò tutto quello che vorrai tu.
—Sul principio, finchè dureranno i primi ardori: e quanto dureranno?
—Sempre, te lo giuro. L'amore che ho per te sento che sarà il solo e l'inestinguibile nella mia vita.
—A queste affermazioni, a questi giuramenti non può credere nemmeno chi li fa. È così variabile il cuore umano! Forse tu stesso non tarderesti a pentirti, quando, svanito il prestigio della illusione trovassi nella tua compagna ben altra donna che quella che credevi…
—Oh no!… Oh! ti conosco abbastanza… E poi, senti, t'amo tanto, mi sento a te attratto e incatenato da una tal forza che, qualunque tu fossi, anche, lasciami dire, la più triste donna, io ti vorrei mia del pari.
—Grazie tante! Ma codesto, signor mio, non è un vero amore: è un capriccio, è una follìa.
—È una passione! gridò con forza Emilio, è qualche cosa di potente, di prepotente, che supera tutto, che domina tutto… Oh credimi, nessuno ti amerà mai come t'amo io, come seguiterò io ad amarti.
E le prese ambe le mani traendola a sè.
Matilde se ne svincolò con qualche asprezza.
—Lasciami! disse. Codesto tuo affetto mi spaventa più che mi commova. Non sono tali frenesìe che procurano la felicità in un matrimonio, ma un ragionato amore, fondato sulla conoscenza dei reciproci caratteri, una reciproca stima. Non si riesce a comune felicità quando l'amore, per quanto grande, è tutto da una parte sola.