—Guai se ciò fosse! Credi tu che io potrei vederti appartenere ad un altro? Ah no, per Dio!
L'aspetto, lo sguardo, la voce di Matilde presero un'espressione di fiera risolutezza.
—Sei in un grande errore, Emilio, diss'ella, se credi che colle minaccie potresti ottenere quello che non puoi altrimenti. Io mi sento tanto coraggio da sfidare il tuo maltalento, e l'uomo che mi amasse, ch'io scegliessi, confido che sarebbe pur tale da affrontare i tuoi sdegni.
Emilio era diventato livido affatto.
—La vedremo! disse con voce soffocata dalla collera. È questa l'ultima tua parola?
—Posso esprimerti il mio rincrescimento; ti auguro di cuore che tu possa più felicemente collocare il tuo affetto; ma d'altro, in verità, non saprei proprio più che cosa dirti.
—E sia!… Chi sa che un giorno tu non abbia a pentirtene! Sarai tu stessa che l'avrai voluto. Non ti darò più fastidio… Aspetto la mia rivincita dall'avvenire… Addio!
E se ne partì col cuore in tempesta, colla febbre nel sangue per la rabbia, per la vergogna, pel desiderio della vendetta.
IX.
Il fratello di Matilde, che era solito vedere ogni giorno il cugino, e passare con lui gran parte del suo tempo, si stupì quando vide passata una settimana senza ch'egli comparisse in casa Danzàno, nè si lasciasse trovare ai soliti convegni.