—Senti! riprese Emilio dopo un poco, mite e supplichevole più che seppe. Tuo padre mi diceva che siamo ambedue troppo giovani per accasarci. Forse ha ragione. Che cosa conosci tu del mondo e degli uomini? Qualche anno che passi può persuaderti che è una introvabile chimera quell'ideale che tu vagheggi. Io farò di tutto per accostarmi al modello da te pensato: e se tu m'ajuti, chi sa che non ci riesca. Intanto il tempo, coll'opera della volontà che in me è tenace, varrà a togliere dal mio carattere certe asprezze che ti dispiacciono… Sì, credilo, Matilde, tu puoi fare di me un altro uomo… Lasciami solamente un po' di speranza: lasciamela, se non per altro, per compassione. Se pure è vero che hai il cuore libero, concedimi un tempo di prova.

Matilde, imbarazzata, malvogliosa, teneva gli occhî a terra, ma nella sua aperta fisionomia lasciava apparire la sua disapprovazione.

—Ti chiedo un anno solo. Promettimi che per un anno tu non darai ad altri il tuo cuore e la tua mano…

Essa lo interruppe con vivacità impaziente.

—È la mia libertà che mi vuoi togliere, la franchigia del mio destino. E con qual diritto? Non comprendi che la tua pretesa è tirannica, e che la mia promessa sarebbe assurda?

Emilio, assalito da un accesso di rabbia, strinse i pugni.

—Non vuoi dunque far nulla per me?… disse coi denti serrati. A un povero che incontri per via dai il borsellino, e il raggio di sole di un tuo sorriso; e a me che soffro, a cui il tuo diniego farà soffrire tormenti indicibili, rifiuti l'elemosina d'una speranza.

—Elemosina più crudele del rifiuto, quando la speranza avesse ad essere fallace.

—Tu ami già qualcheduno, proruppe con nuovo impeto il giovane.
Dimmelo francamente, tu ami qualcheduno?

—Ti ho già detto di no: rispose con dignitosa freddezza Matilde; e non so mentire.