La sera Emilio fece la solita partita a scacchi col padrino. Alle nove Matilde andò a mettere a letto i bambini, e alle dieci il vecchio convalescente si ritirò nella sua camera per coricarsi.

Emilio ve lo accompagnò: lo ajutò con amorevole garbo a spogliarsi, salire nel letto, poi mescette in un bicchiere la pozione calmante e vi aggiunse parecchie goccie d'una boccettina che aveva in tasca.

—Beva! disse al padrino porgendogli il bicchiere.

Ma il vecchio scosse la testa.

—Non ancora, rispose. Ora mi sento tranquillo, voglio aspettare che incominci la inquietudine.

—E allora sarà troppo tardi… Creda a me: è meglio non lasciarla venire codesta inquietudine.

—Mi sento lo stomaco grave… Ho paura di non digerire la cena… Se mi caccio quel liquido nel ventricolo temo di non sopportarlo.

—No, no, disse con qualche impazienza il figlioccio; più tarda, e meno ne avrà l'effetto. Su, animo!

E porse di nuovo il bicchiere.

Ma per un capriccio di convalescente il Danzàno resistette.