Carlo III, poichè ebbe sfogato sguaiatamente la sua voglia di ridere, appuntò il suo frustino al volto della donna e disse con voce beffarda: — Ah! la Lucrezia romana! Ah! la Maddalena convertita!... Ora capisco la scena. Ci aveva l’amico nascosto!... Forse costà, in quella camera innanzi all’uscio della quale tu stai piantata come una statua?

Zoe alzò risolutamente il capo, sollevò gli occhi e li fissò arditamente in quelli del principe. La sua decisione era presa.

— Ebbene sì: — rispose con sicurezza. — V’è una persona che ha più di tutte al mondo la mia stima e il mio affetto...

— Me ne rallegro con lui: — interruppe colla sua insolenza tracotante il Borbone: — e me ne rallegro tanto che voglio aver il piacere di fare la sua conoscenza. Chi è?

— Ah questo no! — gridò con forza la donna. — Mille volte no!... Piuttosto morire.

— Ah!... che parolaccie! A me che ti conosco da un pezzo non le dovresti dire... Se tu non vuoi nominare quel birbo fortunato, penso ch’egli almeno avrà la franchezza e il buon gusto di mostrarsi e soddisfare il nostro desiderio... Animo, signor incognito, venga fuori.

La donna allargò le braccia come ad impedire che la tenda dell’uscio potesse venir sollevata e gridò:

— No, no, non voglio!

— Non voglio! — ripetè il duca alzandosi da sedere e con accento in cui cominciava a farsi sentire la collera. — Tu dimentichi, disgraziata, che qui sono io a comandare e che quella che ha da eseguirsi è la mia volontà...

Tese lo scudiscio in atto di comando e disse: