— Per Castel San Giovanni: — si lasciò sfuggire Pietro Carra.

— Ma non hai pensato che tu sei padre di famiglia, che in codesto ci possono essere dei pericoli, e ci saranno sicuramente delle conseguenze poco piacevoli per tutti coloro che vi si immischiano?

— Ho pensato che sarebbe stata quasi una viltà lasciare nell’imbarazzo quel bravo conte piemontese: e io non voglio che si possa dire di me che ho mostrato pusillanimità.

— Oh lo so che testa e che carattere hai!...

Non potè continuare, perchè erano giunti al quartiere del conte di Valneve, e Pietro, aprendone l’uscio, si trovò in faccia il conte medesimo che stava per uscire.

— Oh bravissimo mio signor Carra! — esclamò il giovinotto, che non fece nessuna attenzione in quel primo momento alla presenza di Matteo. — Lei è il primo. Cominciavo a trovare un po’ lunga l’attesa... Già io sono d’indole poco paziente... e venivo fuori a vedere se i miei nuovi amici giungevano.

Così dicendo rientrò nell’appartamento, e il Carra e l’Arpione ve lo seguirono.

— Ho dovuto svegliare mia moglie per avvertirla della mia partenza: — disse Pietro; — perchè la povera donnina sarebbe stata troppo inquieta sapendomi partito senza conoscerne nè il perchè, nè il come...

— E così Lei le ha detto tutto?

— Sì signore; ma non tema, sa. Mia moglie non è una donnuccia volgare, e sa tenere un segreto. Ah, oso dire che di creature come quella lì non ce n’è dimolte al mondo. Essa non vive che per la sua famiglia, per me e pei nostri figli, e ci ha nel suo cervellino tanto buon senno che io non faccio mai nulla di nulla senza domandargliene a lei avviso e consiglio; e me ne trovo sempre contento d’averlo domandato.