— Che so io, — rispose il vecchio. — Non me lo ricordo nemmeno più... Si viaggiava in fretta; per ubbidire alle volontà di suo padre, signor conte, io conduceva meco la signora.... Ci dovemmo fermare.... La cosa succedette in tanta fretta....
— Codesta vostra fu un’azione indegna: e v’impongo ora di ripararla.
— Come?
— Voi cercherete villaggio per villaggio, finchè troverete quello nel cui camposanto dorme il sonno eterno mia madre...
— Sì, signor conte: — s’affrettò a rispondere Matteo.
— E mio nonno? — riprese Alfredo.
— Le ripeterò che quel signore orgoglioso atrabiliare morì anche lui poco dopo, senza perdonare al figlio nè alla nuora, e senza voler pur sentire a parlare del nipotino, lasciando tutte le sostanze che gli rimanevano ancora alle opere pie.
— E le mie ricchezze onde provengono?
— Il nonno, quando bandì per sempre da sè suo figlio, non volendo più aver da far nulla con lui, gli diede la parte che poteva spettargli nell’eredità. E sono quei capitali che da me impiegati, amministrati...
— Ed è impossibile che più nessuno rimanga della mia famiglia?