Michele mescette nella tazza del conte e poi nella sua; e per un poco non si parlò più nè dall’uno nè dall’altro dei due, come se non pensassero che a ingollare quell’infuocato e infuocante liquore.

In Alfredo i brividi cessavano: al freddo che gli era penetrato fin nel midollo delle ossa, succedeva anzi un calore che gli invadeva a poco a poco tutte le membra e veniva salendo a ondate verso il cervello. Ed egli beveva e beveva. Gli pareva che la sua vitalità si accrescesse, che il suo coraggio, la forza sì fisica che morale, la risoluzione ingigantissero, e con tutto questo, ancora più, il suo odio, il desiderio di vendetta. I vapori alcoolici del ponce, assalita la sua ragione, gli facevano intorno un mondo di immagini, di figure fantastiche, di chimere, che s’agitavano in una ridda vorticosa. A un punto, in mezzo alla nebbia rosata d’un’incipiente ebbrezza, gli sembrò di vedere la faccia schernitrice, poi minacciosa, poi beffardamente trionfante del duca: del duca, innanzi a cui egli si era inginocchiato. Tutto il sangue gli ribollì; lasciò calare il pugno chiuso sulla tavola e ruppe in una bestemmia, egli così mite e gentile.

— Alla croce di Dio! Sì, è una vergogna che non ci sia un uomo capace di schiacciarlo quel rettile coronato... Ma voi mi dite che ce ne sono di tali uomini, qui in Parma? i quali hanno giurato?... Che cosa hanno giurato?

Michele, il quale, pur bevendo, aveva conservata tutta la freddezza della sua mente, rispose abbassando la voce e curvandosi così da mettere le sue labbra quasi a contatto dell’orecchio del conte:

— Di liberar Parma da quel mostro a ogni modo.

— A ogni modo? — esclamò il giovane più che a mezzo fuor di sè, digrignando i denti e stringendo il bicchiere che aveva in mano come se lo volesse rompere. — Ce n’è uno, il più spiccio: ammazzarlo.

— Bravo! — disse l’uomo venduto al Pancrazi, appoggiando la sua mano sul braccio di Alfredo. — Lei sì che si vede essere uno di quei valorosi all’antica... Vigliacco chi subisce l’insulto, l’ingoia e lo digerisce tranquillamente.

— Sì, vigliacco! — ripetè il giovane.

— Basta un uomo solo come Lei a liberare tutto un popolo: e se Ella avesse l’aiuto e i mezzi che può darle una congiura... perchè la congiura c’è... la cosa presto sarebbe fatta.

— Congiura! — balbettava Alfredo. — Voglio conoscerla, voglio entrarci. Voi m’avete detto che lo potreste?