Il conte si drizzò in piedi con impeto.

— Non mi vacilla niente affatto, — gridò intanto, afferrato il bicchierino, ne tracannò in una volta tutto il liquore, e sentì subito aumentargli il fuoco interno, da sembrare quasi infernale. — Andiamo: — ripetè poscia passando risoluto nell’altra stanza a bottega.

Antonia rimase meravigliata nel vedere insieme con Michele quel bel giovane biondo, elegante, benchè cogli abiti scomposti, d’aspetto signorile e distinto.

Alfredo gettò sul banco innanzi a Melchiorre una moneta d’oro.

— Eccovi per la vostra roba e pel vostro incomodo.

L’omaccione acchiappò lesto con tuttedue le mani la moneta, che suonò sul marmo del banco, festosamente; e levatosi in piedi fece al generoso donatore inchini profondi quanto gli concedeva la corpulenta persona.

— Ah signore... Eccellenza... ai suoi ordini... sempre disposto a servirla...

E corse con tutta l’agilità di cui era capace e che si mostrò maggiore che non si sarebbe creduto, ad aprire e tenere spalancato l’uscio da via al passaggio del generoso signore.

Michele, uscendo subito dietro Alfredo, scambiò con Melchiorre un altro ammicco, che annunziava come presto presto, fra quei due degni galantuomini ci sarebbe stata una conferenza per reciproche spiegazioni.

Antonia, dopo aver tenuto lo sguardo fisso sul giovane finchè gli era stato levato dalla vista per l’uscio richiusosi alle spalle di Michele, domandò con interessamento al marito: