— Siete matto: — interruppe impaziente Michele. — Ve l’ho detto fin da principio che io non c’entro.

— Ah! non c’entrate! E chi è venuto a domandarmi quei locali? Chi ha conchiuso l’affare? Siete voi o non siete voi?

— Ma vi ho sempre detto che era per altre persone...

— Già:... E quelle altre persone non compariscono, e io non so di nessun altro, non conosco nessun altro che voi, e se non mi portate i denari quest’oggi stesso o al più tardi domani....

— Vi ripeto, — saltò su Michele con istizza anche lui, — che io di denari non ve ne faccio vedere manco il segno: che non è affar mio, che come avete ricevuto le mesate antecedenti riceverete anche questa senza mia intromissione, e che non mi secchiate più.

Era a questo punto il colloquio quando Antonia giunse, e trovò di molto interessamento lo stare ad ascoltare.

— E sapete che cosa io farò per prima cosa? — gridò Melchiorre. — Metterò in pratica il suggerimento medesimo che voi m’avete dato quel giorno: farò levare le serrature inglesi che quei signori sconosciuti applicarono ai due usci, le scambierò con altre mie, delle quali mi terrò le chiavi, e se ci avranno da mettere ancora il naso là dentro...

— Voi non farete codesto! — interruppe Michele incollerito. — Pensate che fra quei signori c’è gente che potrebbe farvela scontare cara e salata; e il guadagno che avete fatto e che potete fare ancora, può scambiarsi in danni che avrete da rimpiangere amaramente.

Questa minaccia fece effetto sul marito d’Antonia. Si grattò un orecchio, masticò una bestemmia, e tornato subitamente alla sua placida natura, disse strizzando l’occhio:

— E’ son dunque gente di alto bordo eh?